Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

New York e il sogno di Qumran

· Studio architettonico comparato tra un antico testo aramaico sulla Nuova Gerusalemme e la pianta della Grande Mela ·

«Guardando oggi una mappa della città di New York difficilmente si potrebbe immaginare che quello schema ortogonale viario, la dimensione delle strade e degli stessi isolati, ma soprattutto l’estensione territoriale di quella esclusiva e unica città avessero un precedente». Così si legge non sul sito di Tripadvisor o su una guida Lonely Planet, come il tono della frase appena citata potrebbe far credere, ma nel libro di Giovanni Malanima e Franco Ricci Qumran. La Nuova Gerusalemme. Una città possibile (con la restituzione grafica dell’impianto urbanistico dedotta dai testi originali, Firenze, Pagnini Editore, 2015, pagine 105, euro 15).

Sembrerebbe incredibile — continuano i due autori, un architetto e un ingegnere — ma una città simile era già stata immaginata più di duemila anni fa, una città futuribile che poi in qualche modo e in qualche parte del mondo si sarebbe parzialmente realizzata. Basta fare un confronto tra la planimetria della Nuova Gerusalemme, così come era stata concepita dagli estensori dei rotoli di Qumran, e la pianta attuale della città di New York, disegnata da John Randel Jr., per rendersene conto.

La dimensione della città aveva una lunghezza di circa trentadue chilometri per una lunghezza di ventitré; la griglia dell’isola di Manhattan invece si estende, fino al confine nord con il Bronx, grosso modo per venti chilometri, con una larghezza di circa quattro, ma l’impostazione della maglia viaria è all’incirca la stessa.

E le similitudini non sono finite: al centro della Nuova Gerusalemme era stata prevista una vasta area libera a forma quadrangolare, destinata al tempio e alle aree di pertinenza, così come anche nella città statunitense fu pensata dai movimenti ambientalisti, e poi realizzata da Frederick Law Olmsted, una grande zona libera al centro dell’isola a forma rettangolare, un grande parco pubblico, il Central Park. Entrambi ricavati come spazi vuoti all’interno delle rispettive griglie viarie. «Tutto questo — chiosano gli autori del libro — a dimostrare concretamente quanto il piano urbanistico della Nuova Gerusalemme concepito più di duemila anni fa avesse già, pur nella sua visionaria concezione, i germi di una reale, parziale futura realizzazione».

Nel XIX secolo un’altra città, questa volta europea, viene pianificata secondo una griglia ortogonale simile a quella newyorkese. Si tratta dell’espansione di Barcellona ideata tra il 1855 e il 1863 da Ildefonso Cerdà, in cui la morfologia degli isolati ricorda il progetto di Qumran. Un’ulteriore conferma della concreta attualità di quell’idea di città proveniente da un antico testo in aramaico. «È un’opera che compare in molti testimoni scoperti in alcune grotte di Qumran» spiega Giovanni Ibba nella presentazione al libro. «Ciò dovrebbe indicare una sua certa popolarità in epoca antica nelle zone limitrofe al sito dove è stata reperita. Lo schema letterario che troviamo in questa composizione sembra seguire principalmente quello di Ezechiele, 40-48, ma sono presenti probabilmente anche altri modelli letterari. Nel testo si legge di un angelo che descrive e misura la struttura della città, facendo compiere al visionario una sorta di viaggio che lo porta all’interno delle mura e del tempio».

di Silvia Guidi

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE