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New Delhi apre al dialogo sul Kashmir

· Per la prima volta con Pakistan e Cina ·

In un improvviso cambiamento di strategia, il governo indiano ha annunciato la volontà di aprire un dialogo con tutte le parti in causa sulla perdurante crisi nello stato himalayano del Kashmir — territorio conteso tra India, Pakistan e Cina — designando un ex direttore dei servizi di intelligence (Ib) quale coordinatore dell’iniziativa. L’eccezionalità dell’annuncio, rileva l’agenzia di stampa indiana Ians, è stata sottolineata anche dalla decisione del ministero dell’interno di New Delhi di convocare all’ultimo momento una conferenza stampa. 

Durante l’incontro con i giornalisti, il ministro dell’interno, Rajnath Singh, ha sostenuto che, «sviluppando le linee guida e la costanza della sua politica, il governo indiano ha deciso che un processo sostenuto di dialogo debba cominciare nel Jammu & Kashmir». La svolta strategica sarà coordinata dall’ex direttore dell’Ib, Dineshwar Sharma. L’avvio delle trattative — ricordano gli analisti — cancella la precedente posizione del governo del premier, Narendra Modi, secondo cui «non vi sarà mai un dialogo con i separatisti» del movimento politico Hurriyat. Negli ultimi quindici mesi, dopo l’uccisione del giovane comandante del gruppo separatista Hizbul Mujaheddin, Burhan Wani, la situazione dell’ordine pubblico nella regione si è fortemente aggravata. L’India accusa il Pakistan di sostenere i separatisti, ma Islamabad che nega categoricamente qualsiasi collegamento. L'uccisione di Wani — l'8 luglio del 2016 — è stato lo spunto iniziale di una lunga serie di di proteste e manifestazioni di piazza, che non si sono ancora concluse e che hanno avuto un drammatico bilancio di oltre duecento morti e circa ventimila feriti, soprattutto civili. È l’area con la più alta densità di presenza militare di tutto il mondo: più o meno un soldato ogni otto abitanti. 

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26 agosto 2019

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