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Neutralità
non è neutralizzazione

· La Francia di fronte alle questioni religiose ·

Sono giornate di grande attività a Parigi per l’Osservatorio nazionale sulla laicità, un organo consultivo e di consiglio, progettato nel 2007 da Jacques Chirac ma realizzato solo nel 2013, sotto la presidenza di François Hollande. Ogni anno, la fine dell’inverno coincide con una serie di incontri con diversi rappresentanti religiosi — il 7 marzo toccava alla Conferenza episcopale francese (Cef) di far visita al presidente Jean-Louis Bianco — ma anche con istituzioni come gli scout in Francia, prima della pubblicazione del tradizionale rapporto annuale a inizio primavera. Quest’anno, però, questa ricorrenza avviene in un contesto particolare, pochi giorni prima della partecipazione del presidente Macron a un incontro organizzato dai vescovi francesi sotto le volte gotiche del Collège des Bernardins, il 9 aprile a Parigi.

L’interno del Collège des Bernardins (Parigi)

Un altro incontro tra politici francesi e membri della Chiesa è già avvenuto alcuni giorni fa, questa volta in Vaticano: erano presenti numerosi responsabili politici venuti dal sud-est della Francia, accompagnati da diversi vescovi della regione. E dopo l’udienza con il Santo Padre, l’arcivescovo di Marsiglia Georges Pontier, presidente della Cef, ha rilasciato un’intervista dove ha evocato il tema della laicità, rammaricandosi del fatto che in Francia «il dibattito si sia inasprito in questi ultimi tempi»: «Si vorrebbe fare della laicità una religione, ma in fin dei conti una religione chiusa invece che aperta, una religione che escluderebbe dallo spazio pubblico tanti elementi tra i quali la manifestazione della fede religiosa», ha constatato il presule, secondo il quale «questa non è certamente la laicità alla “francese”».
Esiste attualmente una tensione palpabile non appena si parla di laicità. È anche quello che conferma Jean-Louis Bianco, in una lunga e appassionante intervista pubblicata nel numero di marzo della rivista dei gesuiti «Études».
«Il dibattito oggi — dice — non c’è più sul principio stesso della laicità. Non vi è nemmeno più il contrasto del 1905 tra una laicità alla Aristide Briand e una laicità antireligiosa. Oggi il dibattito si concentra su una laicità che si limita alla realtà storica e legale — è la nostra laicità — e una visione più restrittiva che vorrebbe estendere il campo della neutralità».
«L’emozione e la sensibilità sono tanto più esacerbate in quanto la società sta male. In tale contesto, la questione religiosa, a volte assimilata a una questione identitaria, prende più rilievo», spiega il presidente dell’Osservatorio.
«In fondo, siamo tutti di fronte allo stesso interrogativo quando siamo — o tentiamo di essere — una società di libertà», sintetizza Bianco: «Come conciliare la libertà individuale con il funzionamento collettivo? Quali sono i limiti accettabili alla libertà individuale nel nome dell’interesse collettivo, che non rechino pregiudizio a questa libertà?». L’interesse della laicità alla francese, secondo l’esperto, viene dal fatto che è una forma storica particolare di equilibrio, riassunta nella Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del cittadino e poi in parte ripresa nella Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo.
Altro punto interessante dell’intervista, Bianco confida anche che complessivamente è stato sorpreso dall’interesse suscitato nel mondo per la laicità francese — quando è ben compresa — un interesse molto più grande e positivo di quanto avrebbe potuto immaginare assumendo le sue funzioni nel 2013. Un interesse nel mondo percepito anche dai responsabili del ministero della difesa francese che hanno presentato ufficialmente il 14 marzo a Parigi un opuscolo per «spiegare la laicità alla francese» e rispondere alla percezione diffusa di una «Francia ostile alle religioni». Philippe Errera, direttore generale delle relazioni internazionali e della strategia (Dgris) ha aggiunto che questa era un’iniziativa lanciata su «richiesta delle missioni francesi all’estero e degli incaricati militari per spiegare la laicità francese ai partner stranieri».

Jean-Louis Bianco conclude l’intervista con un monito di fronte alla minaccia di «chi vorrebbe passare dalla neutralità dello Stato e del servizio pubblico alla neutralizzazione dei cittadini e degli spazi pubblici, il che è all’opposto del principio di laicità». Una tendenza che, secondo lui, si intravede nelle proposte di legge attualmente presentate all’Assemblea Nazionale o al Senato. «Si tratta sempre di proposte di legge che proibiscono, che sono all’opposto dello spirito di libertà della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo», precisa il responsabile dell’Osservatorio, che non esita a definire «posizioni pericolosissime» per la libertà. Perché «se andiamo verso una limitazione della libertà di manifestare la propria fede», avverte, questo tocca primariamente tutte le religioni, con un rischio di estensione verso le convinzioni filosofiche, politiche o sindacali.

di Charles de Pechpeyrou

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14 ottobre 2019

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