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Nessuno resti senza lavoro

· A Taranto l’appello del cardinale segretario di Stato a cinquant’anni dalla visita di Paolo VI ·

«Sull’esempio di Papa Montini, ancora oggi desideriamo far nostre le paure e le preoccupazioni dei lavoratori. La Chiesa, attraverso i suoi pastori, non smette di ripetere che l’uomo e la donna non devono essere in funzione del prodotto, dell’economia, ma la produzione e l’economia siano in funzione dell’uomo e della donna, dove guadagno e carriera non siano gli idoli, i tiranni cui sacrificare la propria dignità». Dal pulpito di Taranto, luogo simbolo dei problemi e delle attese dei lavoratori, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha lanciato un appello di speranza presiedendo domenica 23 dicembre la messa in ricordo della visita di Paolo VI, che nel 1968 celebrò nella notte di Natale proprio all’interno della grande fabbrica siderurgica.

Paolo VI nelle acciaierie di Taranto  per la messa di mezzanotte del Natale 1968

La visita di due giorni è iniziata significativamente sabato 22 con il saluto al quartiere che prende il nome proprio da Papa Montini. «Vi porto l’affetto e la vicinanza del Santo Padre» ha detto subito il cardinale Parolin. Filo conduttore del primo incontro con i tarantini è stata la paura per un lavoro che non c’è, le tante difficoltà, i timori per la situazione ambientale ma anche la speranza nel futuro.

Questioni subito rilanciate nell’omelia della messa celebrata domenica nella concattedrale. «Oggi — ha affermato il cardinale — insieme e prima della questione lavorativa, si impone la questione ambientale che non può più essere procrastinata e alla quale è strettamente congiunta quella della salute dei lavoratori e degli abitanti del territorio». Dunque «lavoro, ambiente, salute non possono entrare in conflitto, non possono essere incompatibili». In questa prospettiva il cardinale ha invitato «tutti, specie chi ha ruoli di responsabilità, a mettere in campo tutto l’impegno, le competenze e il cuore per fare più di quello a cui si è tenuti e che è stato già fatto: il possibile e, finanche, l’impossibile per dare a Taranto il presente e il futuro che merita».

Visitando, poi, lo storico stabilimento siderurgico — un tempo Italsider, poi Ilva, oggi Arcelor Mittal Italia — il cardinale ha espresso «l’auspicio che Taranto diventi un laboratorio di quella ecologia integrale che intende guardare al mondo nel modo più adeguato, dove la dimensione della sostenibilità economica dell’intrapresa non soverchi quella sociale e non vada a detrimento di quella ambientale». Del resto, ha riconosciuto il porporato, «la crisi complessa che sta vivendo il mondo, e di cui Taranto è emblema, non può trovare delle risposte settoriali: tutto è intimamente connesso».

E Taranto «in questi anni ha pagato uno scotto di non poco conto: i dati epidemiologici resi noti certificano una sofferenza della quale come Chiesa non possiamo che farci carico». Per questo, ha assicurato, «siamo vicini a tutti coloro che piangono la prematura scomparsa di un loro congiunto e preghiamo per tutti coloro che stanno combattendo la malattia». Il cardinale ha infine espresso «soddisfazione» per «la volontà di riservare a moltissimi degli operai già in organico il proprio posto di lavoro», auspicando «vivamente il reimpiego di coloro i quali, a oggi, non rientrano nei piani aziendali».

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