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Nessuno è straniero

· Il Papa intervenendo al congresso sui migranti invita a costruire società inclusive, creative e rispettose della dignità di tutti e in un videomessaggio ricorda che la crisi non deve essere un alibi per ignorare il grido dei poveri ·

Jacob Lawrence, «Migration» (1941)

Papa Francesco parla ai partecipanti al Congresso mondiale della pastorale dei migranti ma è come se guardasse negli occhi chi «si trova teso tra lo sradicamento e l’integrazione» e cercasse di dare un volto alla sete di speranza che attraversa per mille, a volte tragici, percorsi i Paesi di tutto il mondo. E quando le vite dei migranti sono segnate da situazioni di sconforto e di emarginazione, è proprio allora, ha detto il Pontefice nell’udienza di venerdì 21 novembre, che «la Chiesa cerca di essere luogo di speranza», alza la voce in difesa dei diritti della persona e offre assistenza a tutti. Perché nella comunità cristiana «nessuno è straniero e, quindi, ognuno merita accoglienza e sostegno».

Come già aveva fatto giovedì parlando alla Fao, Francesco non ha chiesto solo uno sguardo compassionevole, ma la valorizzazione della dignità di ogni persona: «nell’incontro con i migranti — ha sottolineato — è importante adottare una prospettiva integrale, in grado di valorizzarne le potenzialità anziché vedervi solo un problema da affrontare e risolvere». Fedeli alla natura stessa della Chiesa, che «è madre senza confini e senza frontiere» e si sforza di alimentare la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, i cristiani sono allora chiamati a essere protagonisti nello «sviluppo di società inclusive, creative e rispettose della dignità di tutti». Un invito alla solidarietà che emerso chiaro anche dal videomessaggio inviato da Papa Francesco per l’apertura, giovedì pomeriggio a Verona, del Festival della dottrina sociale. Nella «situazione di crisi sociale ed economica nella quale ci troviamo — ha detto — la grande tentazione è fermarsi a curare le proprie ferite e trovare in questo una scusa per non sentire il grido dei poveri e la sofferenza di chi ha perso la dignità di portare a casa il pane perché ha perso il lavoro».

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26 gennaio 2020

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