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​Nessuno è perduto

· ​All’udienza generale il Pontefice commenta la parabola della pecorella smarrita e in un videomessaggio alla Confcooperative ricorda che bisogna fare impresa partendo dai bisogni ·

«Per Dio nessuno è definitivamente perduto. Mai! Fino all’ultimo momento, Dio ci cerca»: ha ribadito con forza uno dei capisaldi del suo magistero Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì mattina, 4 maggio, in piazza San Pietro. Continuando le riflessioni sul tema della misericordia nei brani del vangelo e aggiungendo come di consueto considerazioni personali al testo preparato, il Pontefice ha invitato a pensare in particolare «al buon ladrone», perché «nella visione di Gesù nessuno è definitivamente perduto».

In realtà Francesco ha preso spunto questa settimana dalla parabola della pecorella smarrita, tratta da Luca (15, 1-7), descrivendo la scena del racconto che «vede da una parte i peccatori che si avvicinano a Gesù e dall’altra i dottori della legge, gli scribi sospettosi che si discostano da lui. Si discostano — ha commentato — perché Gesù si avvicinava ai peccatori. Questi erano orgogliosi, erano superbi, si credevano giusti».

Quindi il Papa ha accennato ai tre personaggi che popolano il quadro — «il pastore, la pecora smarrita e il resto del gregge» — sottolineando che però «chi agisce è solo il pastore, l’unico vero protagonista». E l’insegnamento che egli vuol dare «è che nessuna pecora può andare perduta», perché «non può rassegnarsi al fatto che anche una sola persona possa perdersi». Non solo, Francesco ha evidenziato che «si tratta di un desiderio irrefrenabile: neppure novantanove pecore possono fermare il pastore e tenerlo chiuso nell’ovile. Lui potrebbe ragionare così: “Faccio il bilancio: ne ho novantanove, ne ho persa una, ma non è una grande perdita”». E invece «va a cercare quella, perché ognuna è molto importante e quella è la più bisognosa, la più abbandonata, la più scartata». Del resto, ha aggiunto, «Dio non conosce la nostra attuale cultura dello scarto. Dio non scarta nessuna persona; ama tutti, cerca tutti! Non conosce questa parola “scartare la gente”».

Da qui l’invito conclusivo a «riflettere spesso su questa parabola, perché nella comunità cristiana c’è sempre qualcuno che manca e se ne è andato lasciando il posto vuoto. A volte questo è scoraggiante e ci porta a credere che sia una perdita inevitabile, una malattia senza rimedio». Si corre allora «il pericolo di rinchiuderci dentro un ovile, dove non ci sarà l’odore delle pecore, ma puzza di chiuso». Ma come cristiani, ha raccomandato, «non dobbiamo essere chiusi, perchè avremo la puzza delle cose chiuse». Bisogna invece «uscire e non chiudersi in sé stessi, nelle piccole comunità, nella parrocchia, ritenendosi “i giusti”».

Nelle stesse ore è stato diffuso un videomessaggio inviato all’assemblea nazionale di Confcooperative, nel quale Francesco ricorda che bisogna fare impresa partendo sempre dai bisogni delle persone.

La catechesi del Papa 

Il videomessaggio all’assemblea di Confcooperative

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19 luglio 2019

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