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Nessuno è perduto

· Un commento per immagini alla «Misericordiae vultus» ·

La misericordia è rimasta a lungo nel ripostiglio polveroso della dottrina cattolica. Eppure, come scrive nel suo bel libro Misericordia il cardinale Walter Kasper, è un concetto fondamentale del Vangelo.

Caravaggio, «Sette opere di misericordia» (1606-1607, Pio monte della misericordia, Napoli)

Perché questa parola chiave dell’insegnamento e della pratica pastorale è stata sottovalutata o dimenticata? Se lo chiede Ferruccio de Bortoli aggiungendo che una spiegazione ce la fornisce lo stesso Kasper quando s’interroga sui complessi contemporanei della Chiesa, sempre in bilico tra aperture moderniste e rigidità dottrinali. La misericordia è stata a lungo scambiata per debolezza teologica, quasi rappresentasse una visione dolciastra o melodrammatica della fede. «Una morbidezza esangue ed estenuata».  Ciò ha comportato una definizione algida e metafisica del divino. Distante, freddo. Non in grado di soffrire con noi, di partecipare alle nostre miserie, di condividere le nostre povertà. Un Dio così descritto può incutere timore, rispetto, ma difficilmente può apparire simpatico, nota Kasper. La misericordia è stata poi confusa con la giustizia divina, che è un’altra cosa. I peccati vengono puniti anche se Gesù accoglie il pubblicano e lo perdona. Ma lo perdona perché si è umiliato e si è pentito.

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20 ottobre 2019

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