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Nessuna tregua alle violenze in Siria

· Uccise trenta persone negli scontri a Homs ·

Non conoscono tregua le violenze in Siria. Nelle ultime 24 ore sono state uccise trenta persone in scontri a Homs: lo ha reso noto un esponente dell’Osservatorio siriano dei diritti umani. Fonti governative puntano il dito contro bande di terroristi infiltrati dall’esterno. L’agenzia di stampa Sana, citata dalla Cnn, ha attribuito la responsabilità degli scontri a imprecisati «gruppi armati» che avrebbero sparato contro le forze di sicurezza.

Le violenze a Homs sono esplose sabato sera, dicono fonti degli attivisti. La miccia che ha innescato i disordini sarebbe stato l’assassinio di tre sostenitori del regime siriano, avvenuto la settimana scorsa per mano di sconosciuti. «Più di 30 civili sono stati uccisi nel corso delle ultime 24 ore — hanno riferito esponenti degli attivisti — nel corso di scontri».

Intanto, l’esercito siriano si appresta a lanciare un’offensiva nella città orientale di Al Bukamal, al confine con l’Iraq, per fronteggiare la situazione che si è venuta a creare a causa di gruppi armati che operano nella zona. A riferirlo è il quotidiano «Al Watan», che parla anche dei timori delle autorità per «una possibile rivolta armata in questa città di frontiera dove i miliziani possono facilmente trovare sostegno logistico e politico». Secondo l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani, proprio in questa zona, ieri, un civile è stato ucciso dalle forze di sicurezza. Diversa la versione dell’agenzia di stampa ufficiale Sana, che ha parlato di un raid di non identificati «uomini armati» contro un edificio governativo, durante il quale tre poliziotti sono stati uccisi e altri due rapiti.

Le autorità siriane, intanto, hanno annunciato il ritorno della calma nella città di Hama, uno degli epicentri delle proteste che dallo scorso 15 marzo segnano tutto il Paese. Oltre trecento rappresentanti degli attivisti sono riuniti da ieri in Turchia, a Istanbul, nel tentativo di trovare un accordo per far nascere a — stando a quanto riferiscono fonti di stampa — «un organismo permanente di coordinamento delle forze di opposizione». Venerdì scorso sono morte quaranta persone in varie manifestazioni tenutesi a Damasco, Hama, Homs, Daraa, Deir Ezzor nell’est, a Idlib, nord ovest.

Sul fronte diplomatico, la situazione resta ancora altamente incerta. È ancora bloccata al Consiglio di sicurezza dell’Onu la mozione di condanna alle violenze: Russia e Cina si oppongono al provvedimento. Gli Stati Uniti e la Francia hanno criticato più volte il Governo del presidente Assad. La settimana scorsa, le sedi diplomatiche di questi due Paesi a Damasco sono state attaccate da manifestanti sostenitori del regime. Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha affermato che per la Casa Bianca il presidente siriano ormai «ha perso legittimità».

Secondo «Al Watan», l’ambasciata del Qatar a Damasco avrebbe sospeso a tempo indeterminato tutte le sue attività. Il provvedimento — secondo le fonti — si è reso necessario dopo la manifestazione organizzata ieri da gruppi di sostenitori del Governo. I dimostranti hanno protestato davanti alla sede diplomatica di Doha per il modo in cui l’emittente qatariota «Al Jazeera» sta trattando della crisi. La notizia non è stata confermata da fonti ufficiali e — secondo gli analisti — potrebbe trattarsi di un provvedimento adottato per motivi di sicurezza.

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