Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Washington non fissa scadenze
per le operazioni in Siria

· ​Israele ammette per la prima volta di aver colpito una base iraniana ·

«Il presidente è impegnato a sconfiggere il terrorismo jihadista. Abbiamo ancora truppe sul terreno, il presidente le vuole riportare a casa e questo non è cambiato. Ma non abbiamo una scadenza». Sono queste le parole pronunciate ieri dal portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, la quale ha anche sottolineato che non c’è stato nessun fraintendimento tra Donald Trump e il presidente francese Emmanuel Macron. Quest’ultimo aveva infatti parlato della possibilità che i militari statunitensi rimanessero ancora in territorio siriano. Fonti dell’amministrazione statunitense confermano inoltre che, oltre a varare sanzioni contro la Russia, Trump potrebbe prolungare le operazioni di rappresaglia per il presunto attacco chimico a Duma. Attacco per il quale Washington ha accusato le forze siriane.

Edifici nella cittadina di Duma, teatro  dell'attacco chimico (Ap)

A sostenere le operazioni statunitensi ci sono Francia e Gran Bretagna. Ieri il premier britannico Theresa May è intervenuta in parlamento per giustificare l’intervento militare. May ha definito il raid missilistico della scorsa settimana «necessario e proporzionato». Sulla stessa linea il governo francese. Ieri in parlamento il premier Édouard Philippe ha dichiarato che «le informazioni raccolte dalla Francia e dagli alleati attestano della realtà dell’attacco chimico in Siria».

Proprio sulla realtà e la portata dell’attacco chimico a Duma si gioca una partita fondamentale. Gli ispettori dell’Organizzazione internazionale per la proibizione delle armi chimiche (Opac) sono arrivati da due giorni a Damasco, ma sarebbero ancora bloccati, impossibilitati a recarsi a Duma per svolgere il loro lavoro. «Le forze siriane e russe impediscono agli esperti dell’Opac di operare», hanno denunciato Washington e Londra, avanzando il sospetto che a Duma, strappata ai ribelli dalle forze di Damasco e ormai presidiata da russi e siriani, ci sia chi vuole far sparire del tutto le tracce degli agenti chimici che, secondo le accuse, avrebbero provocato la morte di decine di persone. Accuse e sospetti sono stati però rispediti al mittente dal ministro degli esteri di Mosca, Sergej Lavrov, che ha assicurato la massima cooperazione con gli ispettori.

E intanto, ieri, Israele, per la prima volta, ha ammesso esplicitamente di aver colpito militarmente, nella notte tra l’8 e il 9 aprile, una postazione iraniana vicino ad Aleppo. Le bombe hanno ucciso sette militari iraniani, tra cui un colonnello che comandava l’unità di droni della base in Siria.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

15 ottobre 2018

NOTIZIE CORRELATE