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Nessuna guerra in nome di Dio

· All’udienza generale l’appello del Papa per la fine delle violenze in Niger ·

E ai fedeli parla del viaggio in Sri Lanka e nelle Filippine

«Non si può fare la guerra in nome di Dio» ha ricordato Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì 21 gennaio, invitando i fedeli riuniti nell’Aula Paolo vi «a pregare insieme per le vittime delle manifestazioni di questi ultimi giorni nell’amato Niger». 

Nel denunciare le brutalità compiute nei confronti dei cristiani, in particolare verso i bambini, e gli assalti contro le chiese, il Pontefice ha invocato per il Paese «il dono della riconciliazione e della pace» e ha auspicato che «quanto prima si possa ristabilire un clima di rispetto reciproco e di pacifica convivenza» tra la popolazione. «Mai — ha ammonito — il sentimento religioso diventi occasione di violenza, di sopraffazione e di distruzione».

Prima di lanciare l’appello per il Niger, il Papa aveva ripercorso il viaggio compiuto dal 12 al 19 gennaio in Asia. «È stato soprattutto — ha spiegato — un gioioso incontro con le comunità ecclesiali che, in quei Paesi, danno testimonianza a Cristo: le ho confermate nella fede e nella missionarietà». Francesco ha confidato di conservare «nel cuore il ricordo della festosa accoglienza da parte delle folle, in alcuni casi addirittura oceaniche, che ha accompagnato i momenti salienti del viaggio». E ha assicurato di aver «incoraggiato il dialogo interreligioso al servizio della pace, come pure il cammino di quei popoli verso l’unità e lo sviluppo sociale, specialmente con il protagonismo delle famiglie e dei giovani».

Riferendosi in particolare alla visita in Sri Lanka, il Pontefice ha indicato come filo conduttore soprattutto il tema della riconciliazione. «Ho voluto incoraggiare — ha evidenziato — la cooperazione già intrapresa tra i seguaci delle differenti tradizioni religiose, anche al fine di poter risanare col balsamo del perdono quanti ancora sono afflitti dalle sofferenze degli ultimi anni».

Quanto alle giornate trascorse nelle Filippine, il Papa ha ricordato che il motivo principale del viaggio nell’arcipelago è stato il desiderio di esprimere vicinanza alle vittime delle devastazioni provocate dal tifone Yolanda. «La potenza dell’amore di Dio, rivelato nel mistero della croce — ha sottolineato in proposito — è stata resa evidente nello spirito di solidarietà dimostrata dai molteplici atti di carità e di sacrificio che hanno segnato quei giorni bui». Il Pontefice ha anche confidato di aver trovato motivo di «consolazione e speranza» nel «vedere tante famiglie numerose che accolgono i figli come un vero dono di Dio». E ha rinnovato l’invito a prendersi cura dei poveri e a proteggere l’ambiente.

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