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Nessun piano alternativo
alla Brexit di May

· ​Dopo l’esame di Westminster ·

Per la seconda volta in pochi giorni il parlamento britannico non si è accordato su alcun piano alternativo a quello del premier Theresa May per l’uscita dall’Unione europea. Tutti i cosiddetti «indicative votes», ossia le votazioni di soluzioni alternative presentate dai singoli deputati, sono state respinte dalla camera dei comuni ieri sera. Oggi il premier Theresa May ha convocato il consiglio dei ministri, prevedendo un dibattito di cinque ore invece delle consuete due o tre.

Theresa May (Ap)

I quattro piani che non hanno avuto la maggioranza sperata dalle opposizioni erano rappresentanti dalle seguenti ipotesi: la permanenza di Londra post-Brexit nell’Unione doganale; l’appartenenza al mercato unico ma secondo la modalità adottata per la Norvegia; la richiesta di un secondo referendum su qualsiasi piano approvi il parlamento; un ulteriore rinvio della Brexit per evitare il no deal, l’uscita senza un accordo sulle relazioni future del Regno Unito con gli altri paesi Ue.

Un prossimo tentativo per gli «indicative votes» è previsto per domani. Per il momento tuttavia May ha tirato un sospiro di sollievo: gli «indicative votes» non sono vincolanti, ma il premier non avrebbe potuto ignorare l’indicazione se la camera dei comuni per la prima volta avesse sostenuto a maggioranza un piano alternativo a quello del governo Tory.

Il tempo stringe perché entro il 12 aprile, di fatto il 10 — data del Consiglio europeo straordinario — Londra deve decidere cosa fare: chiedere un ulteriore rinvio; uscire con il pericolosissimo no deal, con conseguenze probabilmente pesanti per l’economia e per il confine irlandese; oppure nel frattempo farsi approvare dalla camera dei comuni l’accordo concordato da May con l’Ue, il piano già respinto per ben tre volte che potrebbe però tornare alla carica in questi giorni in aula, come ha ammesso il ministro per la Brexit, Steve Barclay. 

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27 giugno 2019

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