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No alla rotazione dei porti di sbarco

· Europa ancora bloccata sulla revisione dell’operazione Sophia nel Mediterraneo ·

Non c’è ancora accordo sulla proposta italiana di modifica delle regole d’ingaggio dell’operazione Sophia. La proposta, presentata a inizio agosto e discussa ieri a Vienna, mira a introdurre una rotazione dei porti di sbarco per i migranti, oltre a un coordinamento che assegni il porto al paese competente. L’operazione Sophia — denominata ufficialmente European Union Naval Force Mediterrean, EuNavorMed — è una operazione militare lanciata dall’Unione europea in conseguenza dei troppi naufragi avvenuti nell’aprile 2015 che hanno coinvolto diverse imbarcazioni che trasportavano migranti e richiedenti asilo dalla Libia. Di fatto è risultata il seguito dell’operazione Mare Nostrum messa in atto dal governo Letta-Renzi a partire dal 2013.

Il governo italiano chiede di cambiare le regole, sottolineando che nel 2015 l’Italia si è assunta la responsabilità politica di far nascere la missione Sophia, quando si riteneva che l’azione in acque extra-territoriali sarebbe stata solo una prima fase in attesa di altri sviluppi nella questione migranti. Ma invece la presenza di Sophia dura da tre anni. A oggi è la guardia costiera italiana che si occupa per la quasi totalità di responsabilità degli interventi nel Mediterraneo.

L’Alto rappresentante Ue per gli affari esteri e le politiche di sicurezza dell’Ue, Federica Mogherini, è intervenuta ieri per assicurare che sulla missione Sophia è possibile un risultato concreto nelle prossime settimane. Ammettendo che «non è e non sarà facile» trovare un’intesa, ha sottolineato che è «un dovere, perché l’Ue può fare la differenza nel Mediterraneo». Il ministro dell’interno italiano, Matteo Salvini, ha affermato ieri, dopo la riunione di Vienna, che «se dall’Europa arriva l’ennesimo no dovremo valutare se continuare a spendere soldi per una missione che sulla carta è internazionale ma poi gli oneri ricadono solo su un paese». Il ministro degli esteri italiano Enzo Moavero ha affermato: «Chiediamo la solidarietà dei paesi Ue e speriamo ancora che arrivi, e che non sia troppo tardi». Ha poi aggiunto che «i migranti dall’Africa subsahariana si dirigono verso l’Europa, non un dato paese: ecco perché riteniamo che la responsabilità della gestione del flusso migratorio dovrebbe essere europea».  

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20 luglio 2019

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