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​Nessun dogmatismo

· ​Ricordo dello storico John Bossy ·

La scomparsa di John Bossy priva il mondo degli storici di uno dei suoi più interessanti e originali esponenti. Nato a Londra nel 1933, Bossy studia dai gesuiti e nasce come studioso di storia delle religioni per lasciarla poi dietro le spalle, almeno nella sua accezione più comune, per volgere verso un modo di fare storia attento alla società e alle sensibilità collettive.

Il suo primo lavoro affronta il tema delle relazioni tra l’Inghilterra riformata e la Francia cattolica fra il 1570 e il 1850. Successivamente, la sua ricerca si polarizza sui tre secoli tra il XV e il XVIII, l’età quindi della cosiddetta Riforma protestante e quella della cosiddetta Controriforma e sulle trasformazioni che sono avvenute nella società e nella religiosità. Riforma e Controriforma, termini questi che lo storico non usa o critica esplicitamente, dando un’immagine nuova e che potremmo definire revisionistica di quei secoli e della cristianità di quel periodo, in cui i due movimenti, quello riformato e quello controriformato, divengono due espressioni divergenti di un unico processo di trasformazione della società e della sua percezione religiosa e sociale.

Questa interpretazione generale, che trova molti punti di contatto con la storiografia che ha introdotto a descrivere questo processo il concetto di disciplinamento (per l’Italia possiamo citare gli studi di Paolo Prodi e di Adriano Prosperi), si articola poi in un’analisi attenta dei modi in cui le dottrine religiose venivano accolte e fatte proprie dai fedeli, calandosi nelle realtà delle comunità.

Magistrale — nella sua opera di sintesi Christianity in the West (1985), tradotta in Italia da Einaudi nel 1990 sotto il titolo L’Occidente cristiano — la sua analisi dettagliata dei sacramenti (battesimo, eucaristia, matrimonio) e della loro trasformazione nel tempo, così come l’analisi parallela del rivolgimento della gerarchia cristiana dei peccati. In tutte questi momenti in cui dottrine e pratiche religiose si radicano nella realtà sociale e nelle percezioni collettive dei fedeli, Bossy individua punti di contatto e percorsi paralleli tra il movimento riformato e quello cattolico.

È la società che si trasforma avviandosi verso la modernità, che si disgrega per ricostruirsi in altre modalità, in cui la religione si separa dallo spirito comunitario. In questo processo, le due Riforme rispondono alle stesse esigenze, sia pur andando in direzioni talvolta, ma non sempre, opposte.

Un’immagine senz’altro nuova rispetto alla vulgata e anche rispetto alla storiografia, senz’altro difficile da digerire, che ha trovato reazioni di forte critica o anche, come in Italia, il silenzio. La storiografia infatti non ha fatto tesoro delle interpretazioni di Bossy, e ha lasciato cadere molte delle sue suggestioni più interessanti.

Di tutta questa innovativa problematica al lettore italiano è forse rimasto solo il ricordo del libro considerato più provocatorio di Bossy, Giordano Bruno e il mistero dell’Ambasciata, uscito in italiano per Garzanti nel 1992, in cui lo storico identificava in Giordano Bruno, negli anni fra il 1583 e il 1585 alla corte di Michel de Castelnau (ambasciatore francese presso Elisabetta), la misteriosa spia, Fagot, che avrebbe lavorato attivamente nell’intelligence inglese contro i cattolici e il partito di Maria Stuarda. Un libro assai stimolante, in molte parti speculativo, ma certamente degno di attenzione e non di scandalo, e affascinante nell’analisi del mondo di spie e informatori che gravitava intorno al segretario di Stato di Elisabetta, sir Francis Walsingham.

Di grande interesse è anche una delle ultime opere di Bossy, del 1998, Peace in the post-Reformation, mai tradotto in italiano, in cui Bossy affrontava il problema di come la religione dell’età successiva alla Riforma aveva affrontato il problema della pace, una pace intesa non come contrapposta alla guerra, ma come pacificazione all’interno delle comunità: la rinuncia cioè, in una difficile trasformazione delle mentalità, agli odi e alle tensioni fra parenti, fra vicini, fra concittadini  

di Anna Foa

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16 giugno 2019

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