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Nessun dialogo tra le due Coree

· Dopo la morte di Kim Jong Il il regime di Pyongyang minaccia Seoul ·

Il regime comunista della Corea del Nord è tornato a respingere oggi ogni possibilità di dialogo con l’attuale Governo di Seoul, all’indomani dell’ascesa alla guida del Partito dei lavoratori nordcoreano di Kim Jong Un, succeduto al padre Kim Jong Il morto il 17 dicembre scorso. «Come avevamo già detto, continuiamo a rifiutare ogni rapporto con il traditore Lee Myung Bak e il suo gruppo», ha dichiarato la Commissione di difesa nazionale in un comunicato diffuso tramite l’agenzia ufficiale Kcna.

Pyongyang ha poi promesso che la farà pagare a Seoul per i «peccati imperdonabili» commessi in occasione dei funerali di Kim Jong Il, come affermano la Kcna e la televisione di Stato. La Corea del Nord accusa infatti le autorità di Seoul di aver vietato le visite di condoglianze a Pyongyang: solo due delegazioni sudcoreane sono state autorizzate ad attraversare la frontiera. Il regime comunista di Pyongyang accusa Seoul anche di aver lanciato sulla Corea del Nord, il giorno delle esequie, volantini incitanti alla insurrezione contro la dinastia Kim.

Inoltre, la Corea del Nord ha avvertito oggi che l’ascesa al potere di Kim Jong Un non cambierà la politica del regime comunista di Pyongyang. «Dichiariamo solennemente e orgogliosamente ai responsabili politici stupidi nel mondo, compresi i fantocci della Corea del Sud, che non devono attendersi alcun cambiamento da parte nostra», ha detto la Commissione di difesa nazionale tramite un comunicato diffuso dall’agenzia ufficiale Kcna. «Il mondo vedrà chiaramente come milioni di nostri soldati e cittadini, uniti fermamente intorno al nostro caro leader Kim Jong Un per trasformare il dolore in coraggio e le lacrime in forza, raggiungeranno la vittoria finale», aggiunge la nota.

Sono terminati ieri i tredici giorni di lutto per la morte del caro leader Kim Jong Il: uno sfoggio impressionante di presenza popolare la mossa del regime per mostrare che la sua presa sul potere rimane ben salda. Il nuovo leader Kim Jong Un, poco più che un ragazzo e con nessuna esperienza politica e militare, eredita un Paese stremato dalla fame, con un’economia fatiscente, senza fonti di energia e un programma nucleare che ha alienato al Paese gli aiuti dell’Occidente; secondo le agenzie Onu, almeno sei milioni di persone, un quarto della popolazione nordcoreana, hanno bisogno urgente di aiuti alimentari.

Nonostante il rifiuto del dialogo e le minacce a Seoul, il nuovo leader Kim Jong Un potrebbe allentare il controllo dello Stato sull’economia e cercare di contrastare l’isolamento in cui la disputa sul programma nucleare ha costretto il Paese. È quanto auspica l’ex vice governatore della Banca di sviluppo per la riunificazione della Corea del Nord, Choi Se Woong, che nel 1995 ha lasciato Pyongyang per trovare rifugio nella Corea del Sud, in un’intervista a «Bloomberg». «Per la Corea del Nord è meglio Kim Jong Un come leader di chiunque altro», commenta Choi, figlio di un ex ministro delle Finanze nordcoreano. «Kim Jong Un cercherà di aprire all’economia di mercato in stile puramente nordcoreano, diverso dalla Cina, dalla Corea del Sud e da qualunque Paese capitalista».

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