Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Figure e storie singolari
raccontate da Nello Vian

Due serie di articoli di Nello Vian (1907-2000), scritti tra il 1976 e il 1982 per «L’Osservatore Romano» e per «L’Osservatore della Domenica», sono ora in un libro (Il cardinale che sapeva leggere. Storie di libri e scritture, Genova, Marietti 1820, 2017, pagine 334, euro 28) curato dal figlio Paolo. Della raccolta pubblichiamo una scelta e in parte la nota del curatore.

Fra il dicembre 1976 e l’aprile 1978 Vian scrisse per «L’Osservatore della Domenica» una serie di articoli raccolti nel 1980 nel volume Il leone nello scrittoio, pubblicato da una piccola ma coraggiosamente originale casa editrice di Reggio Emilia, Città 

Wassily Kandinski  (1937)

Armoniosa, all’insegna dell’ideale comunità vagheggiata da Charles Péguy. Fra l’aprile 1981 e il novembre 1982 l’esperienza fu ripetuta con una seconda serie di articoli, questa volta per il quotidiano «L’Osservatore Romano» e sotto il titolo collettivo di Nero su bianco con figure. Il volume che ora si propone riprende i testi del volume del 1980, che ebbe limitata diffusione e risulta oggi introvabile, con gli articoli della seconda serie (in buona parte riscritti e ampliati) ai quali si aggiungono altri testi inediti. Nel complesso, 166 articoli (100 del volume del 1980, di cui una riscrittura, 66 nuovi testi, fra quelli della seconda serie e quelli scritti ex novo).

Ne è derivato un libro atipico, apparentemente inattuale, che rinvia alla tradizione ormai estinta dell’elzeviro, alle «tastiere» di Antonio Baldini, ma con accenti personali, che avvicinano figure note e meno note della storia letteraria e religiosa attraverso percorsi inediti e poco battuti. I diversi capitoli si succedono, in linea di massima, in ordine cronologico con riferimento alla data di morte del protagonista principale, a quella del testo esaminato o al tema del soggetto trattato nell’articolo. Sempre relativi al libro e alla scrittura dall’antichità al Novecento, i temi sono trattati con completezza di documentazione, con un solido impianto erudito, ma al tempo stesso con tono lieve e di grande leggibilità, spesso soffuso di sottile humour e fine ironia. (…)

I soggetti sono di frequente religiosi (papi e cardinali, vescovi e santi, monache tipografe e mistici), ma non esclusivamente tali (letterati e bibliofili, poeti e collezionisti, ladri e falsari, editori e copisti...), sempre, comunque, sub specie libri et scripturae. Minimo comune denominatore dei diversi scritti è infatti il libro e la scrittura. (…)

Ampio è l’arco cronologico compreso nel volume, dalle origini cristiane al XX secolo, ma con una palese predilezione per l’Ottocento che, con il Novecento, è di gran lunga il periodo più felicemente rappresentato. L’insistenza su alcuni soggetti è già indizio di predilezioni. Filippo Neri, Giacomo Leopardi, Giuseppe Gioachino Belli e Alessandro Manzoni sono rispettivamente al centro di cinque capitoli, Tommaso da Kempis, Francesco di Sales, Niccolò Tommaseo e Gaetano Moroni di tre. Con l’eccezione, che conferma la regola, del poco amato Gabriele d’Annunzio, al quale sono dedicati cinque capitoli. I personaggi sono in genere rivisitati non nel fulgore ufficiale della rappresentazione più aulica ma per le «scale di servizio» (per usare un’espressione cara ad Antonio Baldini) della loro umanità, nei rapporti non solo col libro ma col prossimo e col mondo. (…)

Il tono prevalente, si è detto, è infatti lieve e talvolta quasi umoristico, per allontanare l’idea di polvere e di noia che spesso grava sul soggetto ma anche per una propensione all’understatement e alla sprezzatura prediletta dall’autore. C’è però, a ben vedere, una serietà di fondo perché anche i libri possono e devono essere strumenti e pedine di una partita per l’eternità che non si può perdere. Per tale motivo, si possono anche amare, profondamente, ma — come accadeva a san Filippo — «senza riporre in essi il cuore» (p. 76). Insomma, grazie a essi, guardando oltre. (Paolo Vian)

Il cardinale che sapeva leggere

Le carmelitane puntano sul Paradiso

Il filosofo nemico della pubblicità

Gatti e letterati

Sua Eminenza l’Umiltà Giovanni Mercati

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE