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Nell’oceano francescano

· Nuovo studio delle fonti sul Poverello di Assisi ·

«Probabilmente ai dotti non resta che studiare per millenni quello che hanno detto alcuni indotti. Le pagine del Vangelo si contano a decine, e i libri su quelle pagine a milioni». Questa provocatoria sentenza di Sergio Quinzio (in La croce e il nulla, p. 195) descrive con buona approssimazione anche la storia delle cosiddette “fonti francescane”: dalle poche decine di pagine degli scritti di Francesco alle centinaia delle leggende agiografiche, fino a una bibliografia brulicante ormai di decine di titoli all’anno, di diverso approccio e ineguale valore, alla quale gli stessi specialisti faticano da tempo a tenere dietro. Si può facilmente immaginare — e noi tutti qualche volta l’abbiamo provato — lo smarrimento del neofita, costretto a navigare senza punti di riferimento in questo turbolento oceano di libri, che rischia davvero di sommergerlo o, peggio, di far apparire Francesco un miraggio irraggiungibile, appunto un «santo di carta». Tanto più opportuno ritengo il volume Un santo di carta. Le fonti biografiche di san Francesco d’Assisi di Felice Accrocca, che si conferma allo stesso tempo ricercatore rigoroso ed efficace comunicatore, in grado di ripercorrere un secolo di testi — dalla lettera di frate Elia agli Actus beati Francisci — con quella padronanza e ampiezza di orizzonti che scaturiscono da un costante impegno sul campo, e che hanno ben pochi eguali tra i francescanisti del nostro tempo.

La rassegna deve aprirsi con il De inceptione vel fundamento ordinis, il primo nuovo profilo biografico non composto su committenza del Papa o delle autorità dell’ordine. L’autore, generalmente chiamato Anonimo Perugino, viene riconosciuto da molti in frate Giovanni, discepolo di Egidio. Testo incentrato tanto su Francesco quanto sui suoi compagni, e dunque a metà tra agiografia e cronaca dell’Ordine, il De inceptione ripropone alcuni fatti della giovinezza e della prima conversatio religiosa già riferiti da Tommaso da Celano, ma correggendone in modo significativo lo svolgimento. Nonostante la ristretta circolazione del testo, la sua testimonianza, risalente ai ricordi di fra Bernardo e dello stesso Egidio, è di assoluto valore, come dimostrano le concordanze con il Testamento e la Regola non bollata. Eppure, accanto a questo, Accrocca rileva anche significative omissioni: così, ad esempio, fra Giovanni tace sull’esperienza di Rivotorto, facendo della Porziuncola il nucleo della primitiva fraternitas; o ancora, non fa parola di temi come il servizio ai lebbrosi, il lavoro manuale o le perplessità di Francesco circa l’acquisizione di dimore stabili; né sembra condividere gli scrupoli di Tommaso da Celano sull’espansione dell’Ordine come foriera di pericoli per la sua autentica vocazione. Dal compiaciuto racconto del processo di istituzionalizzazione della fraternitas trapela un giudizio assolutamente positivo, che assume lo sviluppo storico del gruppo come provvidenziale.

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19 luglio 2019

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