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​Nello spirito e nella carne
del nostro popolo

· Il Papa a piazza Armerina e a Palermo ·

Murale di Alessandro Bazan  (Palermo)

Ci stiamo preparando ad accogliere con spirito di fede, di profonda gioia e di filiale e fraterna gratitudine, il vescovo di Roma, Papa Francesco, successore dell’apostolo Pietro, che presiede nella Carità di Cristo tutte le Chiese, segno visibile e garante di unità. Egli viene in Sicilia in visita pastorale nella ricorrenza del venticinquesimo dell’uccisione del beato martire Giuseppe Puglisi, «sacerdote del Signore, missionario del Vangelo, formatore delle coscienze e promotore della giustizia sociale», come lo definì il cardinale Salvatore Pappalardo.

È una provvidenziale, felice e favorevole opportunità non solo per la Chiesa e i cristiani di Palermo ma anche per la nostra amata e martoriata Sicilia. Non serve per compiacerci! Non ci stiamo apprestando a vivere un grande spettacolo! Prepararsi a questa visita significa per noi riconsegnarci alla bellezza della Parola di Dio, dell’Evangelo che abbiamo ricevuto e annunciamo; sentirci uniti nell’impegno di continua conversione e di condivisione appassionata, di entusiasmo e di creatività, nella ricerca di una fraternità sempre più genuina e profonda. D’altra parte, non è stato questo il tratto umano e pastorale che ha caratterizzato l’intero ministero di don Pino Puglisi e che tanto ha inciso nella coscienza ecclesiale e civile della nostra amata Chiesa palermitana, in particolare nella vita di tanti giovani?

Siamo chiamati a capire meglio il cammino fatto e quello che ci attende, a tirare fuori dalla ricca e significativa testimonianza millenaria della nostra Chiesa cose nuove e cose antiche per continuare a essere, con slancio missionario, fermento del dono Pasquale dello Shalom e del frutto dello Spirito (cfr. Galati 5, 5) in mezzo alla nostra gente, tra le nostre case, in vista del compimento del Regno.

Il mondo è cambiato e continua a cambiare a ritmi vertiginosi. Ciò appare chiaro anche a Palermo, come in tutta la nostra Sicilia. La città secolarizzata è sotto i nostri occhi. La gente della nostra terra si muove ancora all’interno di un orizzonte religioso, che affiora soprattutto durante le processioni patronali, ma si fa ormai fatica a riconoscere collettivamente quei segni della fede che durante la cosiddetta cristianità tutti sapevamo discernere quasi insensibilmente.

Eppure, quanto attuali restano il Vangelo e il suo messaggio! Quanto intenso e profondo è l’anelito degli uomini e delle donne di oggi alla felicità, a un mondo più giusto, riscattato dal male, dalla sofferenza, dall’ingiustizia. Stando tra la gente si coglie un profondo desiderio di essere raggiunti da una bella notizia, da un e-vangelo appunto.

Intervistato da Dominique Wolton, Papa Francesco ha detto che «per comprendere un popolo bisogna entrare nello spirito, nel cuore, nel lavoro, nella storia e nel mito della sua tradizione». Nella nuda e concreta storia della nostra gente si riconoscono segni, forse anche inconsapevoli, di una fede audace, di una carità feriale, di una speranza incrollabile. Penso pure alla pietà popolare, all’espressione religiosa che — a volte non senza equivoci e discutibili strumentalizzazioni — mostra la fede del popolo: una spiritualità che non ha l’ambizione di spiegare e di definire nulla, ma esprime un desiderio di vita in cui vibra il grido stesso della fede.

Ecco, in questo contesto mi chiedo: che cosa viene a fare il Papa il prossimo 15 settembre? Viene a dirci che la nostra venerata e antica Chiesa palermitana, non esente dalla scristianizzazione e dalla secolarizzazione, è chiamata a riconoscere questo momento come una provvidenziale e propizia chiamata a un annuncio cristiano che si concentri «sull’essenziale, su ciò che è più bello, più attraente e, allo stesso tempo, più necessario» (Evangelii gaudium n. 35.)

Il Papa viene per entrare nello spirito e nella carne della nostra terra e del nostro popolo, per aiutarci a essere Chiesa tra le case, evangelizzatori prossimi e gioiosi, comunità cristiane capaci di riflettere la luce di Cristo che, come la luna, brilla di luce riflessa nella Chiesa (Lumen gentium, 1), di essere una comunità in uscita dalle proprie mura, nunzia, prossima, povera, che beva fino in fondo il calice della vita ordinaria e del tempo feriale, lì dove il volto delle creature è rigato dal dolore e dal peccato, lì dove abitano i vinti e gli scartati della Terra, dove stanno le vittime delle ingiustizie umane e dei poteri carsici e mafiosi.

Il Papa viene a sostenere la Chiesa di Palermo, viene nel cuore di questa meravigliosa città per chiamarla a ripartire con lo sguardo sempre acuto del Vangelo, con la parola della grazia di Dio per ogni uomo, con l’amore a noi donato, che dobbiamo offrire a ogni fratello, dal più vicino al più lontano. Quanta urgenza ha la nostra amata diocesi di comunità discepole del Vangelo di Cristo Gesù! Soltanto una Chiesa in ascolto del suo Maestro e Signore, che condivide il suo pane-corpo donato e il pane di ogni giorno, potrà permettere al Vangelo di percorrere le vie di questo nostro mondo e di proclamare il testamento di Gesù: «Che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando» (Giovanni 15, 12-14). Vangelo di gioia, di speranza e di accoglienza, incarnato fino all’ultima goccia di sangue versato, per noi tutti, per la nostra Chiesa e per la nostra città, dal beato Pino Puglisi.

Vorrei che il titolo di beato attribuito dalla Chiesa a don Pino avesse tutta la fragranza della sua libera, quotidiana e radicale adesione alle beatitudini evangeliche e al beato per eccellenza, che è Gesù di Nazareth, Figlio di Dio.

Attendiamo così Papa Francesco! Sarà questo il miglior benvenuto e il più grande ringraziamento da tributare a lui, vescovo di Roma e fratello nella fede, che viene a visitarci nella gioia del Vangelo!

di Corrado Lorefice
Arcivescovo di Palermo

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18 novembre 2018

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