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Nello spirito del perdono e della riconciliazione

Il giorno di Pasqua, oltre all’esultanza per la festa della risurrezione di Nostro Signore, il Libano tutto ha ricevuto con grande gioia l’annuncio ufficiale della visita del Santo Padre.

Questa visita, che è contemporaneamente visita di Stato e visita pastorale, risponde all’invito indirizzato al Pontefice sia dal presidente della Repubblica, generale  Michel Suleiman, che dai patriarchi e vescovi cattolici del Libano. Essa sottolinea e rafforza le eccellenti relazioni che da sempre esistono tra la Santa Sede e il Libano, che si appresta a ricevere per la terza volta un successore di Pietro. Infatti, già Paolo VI, il 2 dicembre 1964, scelse il «Paese dei cedri» sulla sua rotta per l’India per un breve scalo tecnico, che gli permise di incontrare all’aeroporto, seppur brevemente, il presidente della Repubblica, i patriarchi e vescovi, e una grande folla accorsa per l’occasione. Indimenticabile poi la visita di Giovanni Paolo II (10 e 11 maggio 1997), il quale affidò al Paese le sue conclusioni post sinodali nel testo dal significativo titolo: Una nuova speranza per il Libano.

Il motivo principale della visita di Benedetto XVI è la firma dell’esortazione apostolica, a conclusione dell’assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi, svoltasi in Vaticano nell’ottobre 2010, e la consegna di questo importante testo a tutti cristiani, alle autorità religiose e civili, come pure agli uomini di buona volontà del Medio Oriente e del mondo intero.

Il viaggio del Santo Padre renderà più evidente la collaborazione fattiva esistente fra i diversi riti cattolici ufficialmente presenti nel Paese (maronita, melkita, siro, armeno, caldeo, latino), nonché lo spirito ecumenico veramente fraterno che regna tra tutte le Chiese e comunità cristiane qui presenti, e incoraggerà inoltre il dialogo e la convivialità cordiale, proverbiale fra musulmani e cristiani libanesi.

Per tali ragioni il viaggio del Papa assume più dimensioni: ecclesiale, sociale, nazionale, regionale e anche internazionale, specialmente a causa dei recenti fatti che hanno portato nell’ultimo anno questa regione all’attenzione delle cronache mondiali, sia a livello politico per i grandi cambiamenti avvenuti, che culturale per le prospettive nuove che sembrano emergere. In modo particolare la situazione drammatica che vive la popolazione della vicina Siria, per la quale più volte il Santo Padre è già intervenuto anche pubblicamente, sarà nel cuore e nella preghiera di Benedetto XVI, sempre particolarmente vicino a chi soffre ed è vittima di violenza e arbitrarietà.

Il Santo Padre viene come «amico di Dio» e successore di Pietro per ricordare a tutti l’importanza della presenza di Dio nella vita di ciascuno e per confermare i cristiani nella fede.

Il Santo Padre viene anche come «amico degli uomini» per ricordarci che siamo chiamati a vivere insieme e che questa convivenza è basata su uno spirito di accoglienza e di benevolenza verso l’altro.

In questo senso il Santo Padre viene come «pellegrino di pace» per annunciare e donare la pace che il Signore risorto ha lasciato ai suoi discepoli. «Vi dono la mia pace», è, infatti, il motto scelto per questo viaggio, così caro a tutte le popolazioni di questa regione e alle religioni qui presenti, che lo usano come saluto quotidiano. Un messaggio, quello della pace, destinato non solo ai discepoli di Cristo, ma attraverso di loro, al mondo intero. Una pace che è radicata nella giustizia, nel rispetto per l’altro, nella dignità di ciascuna persona davanti a Dio e alla comunità umana. Una pace che si può realizzare attraverso il dialogo e in uno spirito di riconciliazione e di perdono reciproco là dove ci sono ancora delle ferite da rimarginare.

Il viaggio apostolico sarà anche un’occasione che permetterà a Benedetto XVI di visitare questa parte del mondo così cara a tutti i cristiani, perché è qui che la fede è nata e, nonostante tutte le vicende storiche anche drammatiche, ancora vive. Una terra benedetta per la presenza di Cristo, che ha attraversato la regione di Tiro e di Sidone, come ci narrano i vangeli, suscitando in lui l’ammirazione per la grande fede della donna siro-fenicia; una terra percorsa dagli apostoli e, secondo un’antica tradizione, dalla Vergine Maria, nonché da san Paolo, di cui abbiamo notizia nel libro degli Atti degli Apostoli; una terra di martiri che hanno testimoniato la loro fede fino all’effusione del sangue; una terra di eremiti, di monaci e di santi, anche recenti, come san Charbel, Hardini, Rafka, e i beati padre Jacques Ghazir Haddad, fratel Stefano Nehme e il venerabile padre Béchara Abou Mrad. Ma una terra che è anche cara ai credenti delle altre religioni monoteiste. Una terra, dunque, che per se stessa esige la capacità di vivere insieme e di condividere lo stesso destino.

Il Santo Padre ribadisce con questo viaggio la sua attenzione e il posto speciale che questa regione del mondo ha nel suo cuore e che si è manifestata con la convocazione del primo Sinodo speciale per il Medio Oriente oltre che con le sue visite compiute in altri Paesi della zona: Terra Santa, cioè Israele, Territori Palestinesi e Giordania, Turchia e Cipro. Egli invita così tutta la cristianità a guardare e a pregare per questi luoghi che hanno visto il nascere del cristianesimo e il suo divulgarsi con ardente spirito missionario.

Cresce in questi ultimi giorni in tutti i libanesi l’entusiasmo e l’attesa per l’arrivo del Santo Padre, fervono gli ultimi preparativi dei moltissimi coinvolti nell’organizzazione sia da parte dello Stato che della Chiesa, ma ciò che più è significativo è l’aspetto spirituale che si è intensificato con diverse iniziative a livello personale e comunitario: veglie di preghiera, di riflessione, e anche incontri islamo-cristiani.

La speranza è che la presenza e la parola del Santo Padre diano un nuovo slancio a tutti e in particolare ai libanesi per compiere la loro missione di «Paese messaggio per l’Oriente e per l’Occidente» così bene espressa da Giovanni Paolo II, e che aiuti tutti a ricercare e a ritrovare la via della pace per tutto il Medio Oriente.

Sono certo che il Santo Padre, che ama molto questo Paese, troverà un’accoglienza calorosa, degna della rinomata ospitalità libanese.

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21 luglio 2019

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