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Nell'eternità la risposta cristiana al secolarismo

· Seconda predica d'Avvento in Vaticano ·

«Tutto, tranne l'eterno, al mondo è vano». Padre Raniero Cantalamessa prende a prestito i versi di un poeta per concludere la seconda predica d'Avvento, tenuta questa mattina, venerdì 10,  nella cappella Redemptoris Mater, in Vaticano, alla presenza di Benedetto XVI. Continuando ad approfondire il tema della rievangelizzazione del mondo, proposto come filo conduttore delle meditazioni in questo periodo di preparazione al Natale, il predicatore della Casa Pontificia si  sofferma  «sullo  scoglio»  rappresentato dalla secolarizzazione e sul concetto di vita eterna quale risposta cristiana.

«La secolarizzazione — spiega — è un fenomeno complesso e ambivalente. Può indicare l'autonomia delle realtà terrene e la separazione tra regno di Dio e regno di Cesare; e in questo senso, essa non solo non è contro il Vangelo, ma trova in esso una delle sue radici profonde. Può, però, indicare anche tutto un insieme di atteggiamenti contrari alla religione e alla fede, per il quale si preferisce usare il termine di secolarismo. Il secolarismo sta alla secolarizzazione come lo scientismo sta alla scientificità e il razionalismo alla razionalità».

Concentrandosi sugli ostacoli e sulle sfide che la fede incontra nel mondo moderno, il riferimento è esclusivamente all'accezione negativa del termine. Dunque, in questo senso, «secolarismo è un sinonimo di temporalismo», di riduzione del reale alla sola dimensione terrena. Ma «la caduta dell'orizzonte dell'eternità — avverte il religioso cappuccino — ha sulla fede cristiana l'effetto che ha la sabbia gettata su una fiamma: la soffoca, la spegne. La fede nella vita eterna costituisce una delle condizioni di possibilità dell'evangelizzazione».

Ciò è tanto più vero in un mondo che pretende  di  vivere come se Dio non esistesse e che, a poco a poco,  lascia cadere sulla parola «eternità» l'oblio e il silenzio. Ma gli uomini del nostro tempo continuano a coltivare nel fondo del cuore il bisogno dell'eternità «senza forse avere il coraggio di confessarlo agli altri e neppure a se stessi». Ecco dunque il momento di ripetere con san Paolo: «Ciò che voi cercate senza conoscerlo, io ve lo annuncio». Per il credente «l'eternità non è, come si vede, solo una speranza, ma è anche una presenza». L'affievolirsi dell'idea di eternità agisce anche sui credenti, diminuendo la capacità di affrontare con coraggio la sofferenza e le prove della vita».

A questo proposito  il predicatore cita ancora san Paolo, che nella seconda lettera ai Corinzi scrive: «Il momentaneo, leggero peso della tribolazione ci procura un peso smisurato ed eterno di gloria».  Il peso della tribolazione è «leggero — conclude Cantalamessa — proprio perché momentaneo, quello della gloria è smisurato proprio perché eterno».

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20 ottobre 2019

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