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Nelle mani della Vergine del Carmen la ricostruzione del Cile

· Il cardinale Bertone ha consegnato ai cileni l'immagine mariana benedetta dal Papa ·

«Santissima Vergine del Carmen, intercedi presso il tuo Figlio Gesù affinché aiuti il Cile in questi momenti difficili della sua storia, e benedica le famiglie, soprattutto le più afflitte». Sono alcuni versi della supplica alla patrona del Paese latino-americano, riecheggiata domenica pomeriggio, 11 aprile, nella cattedrale di Santiago . È stata elevata dal cardinale Tarcisio Bertone, al termine dell'omelia pronunciata durante la concelebrazione della messa con i cardinali Francisco Javier Errázuriz Ossa, arcivescovo di Santiago, e Jorge Arturo Medina Estévez, il nunzio apostolico arcivescovo Giuseppe Pinto, il vescovo Alejandro Goić Karmelić, presidente della Conferenza episcopale del Cile e altri presuli del Paese.

Il cardinale ha pregato dinanzi all'immagine di Nostra Signora del Carmen, benedetta dal Papa il 24 marzo scorso. «È con grande piacere — ha detto spiegando ai presenti il significato di questo momento particolare della sua visita al Paese — che consegno oggi questa bella immagine di Nostra Signora del Carmine, tanto cara al popolo cileno, benedetta solennemente a Roma da Benedetto XVI lo scorso 24 marzo, come segno del suo amore e della sua sollecitudine per questa Nazione, nella celebrazione del bicentenario dell'inizio della sua indipendenza. Lei, come Madre dei missionari che annunciano con fedeltà Cristo, che è la nostra verità, la nostra roccia e la nostra gioia, pellegrinerà in questo Paese, tanto presente nel cuore del Successore di Pietro, offrendo a tutti conforto e forza, specialmente a quanti hanno subito le terribili conseguenze del recente sisma. Giungerà in molti luoghi, portando il Vangelo del Cile , scritto personalmente dal Papa e da tanti figli di questa terra benedetta, che hanno così mostrato di essere disposti a imprimere il messaggio del Salvatore nella loro vita e nel loro cuore, nelle loro iniziative familiari, professionali e sociali, con la certezza che Cristo è il tesoro più grande della storia del Cile».

Poco prima aveva ricordato l'impegno della comunità ecclesiale cilena nel seguire il mandato della Conferenza di Aparecida nella missione continentale. «La Chiesa in Cile — aveva detto in proposito — ha intrapreso con decisione la grande iniziativa della Missione continentale proposta ad Aparecida dagli Episcopati dell'America Latina e dei Caraibi, al fine di “confermare, rinnovare e rivitalizzare la novità del Vangelo radicata nella nostra storia, a partire da un incontro personale e comunitario con Gesù Cristo che susciti discepoli e missionari”. È una grande sfida per questo popolo dalla forte identità cristiana, chiamato ora a riaffermarla e a darle nuovo impulso mediante un incontro profondo e personale con Cristo, rafforzando così la fede, la speranza e l'amore che fanno rinverdire la vita delle persone e trasformano le culture dei popoli. Ciò è particolarmente importante dinanzi al rischio di una vita cristiana passiva, superficiale e frammentaria, che continua talvolta ad affermare le verità della fede, dimenticando però, in alcune occasioni, la bellezza e la profondità del suo significato più genuino, e anche l'impegno cristiano e umano che comportano».

In mattinata il cardinale aveva partecipato alla tradizionale processione eucaristica del «Quasimodo». Si tratta di una pratica liturgica che risale al sedicesimo secolo e che si rinnova la seconda domenica di Pasqua. Si tratta di una «splendida manifestazione della devozione popolare — aveva detto nelle parole pronunciate al termine della celebrazione — tanto radicata nella vostra terra al punto che Giovanni Paolo II l'aveva definita “un vero tesoro del popolo di Dio”».

Densa di appuntamenti la giornata di lunedì 12. A cominciare dal Pontificio seminario maggiore di Santiago, dove il porporato ha presieduto alla sessione inaugurale della novantanovesima assemblea plenaria della Conferenza episcopale cilena. Dopo aver portato il saluto e l'augurio di Benedetto XVI ai partecipanti, ha sottolineato l'importanza particolare in cui cade questa plenaria, vista la situazione difficile che sta vivendo il Paese. Anzi, il cardinale ha ricordato in proposito proprio quanto gli stessi vescovi cileni scrissero in un messaggio ai loro fedeli all'indomani del tragico terremoto: «Un paese non si ricostruisce con la pura somma delle volontà umane. Un paese ha necessità della parte migliore della sua gente. Per questo confidiamo in Cristo, fonte di vita. È lui il miglior tesoro che possiamo offrire». Quindi, richiamando la missionarietà della Chiesa, ha ripetuto ai presuli quanto sia importante, anzi «cruciale in questi momenti difficili», segnati da cambiamenti sociali e culturali, dare «testimonianza di comunione effettiva tra i vescovi e con il Successore di Pietro, con i sacerdoti, i religiosi e con tutti i membri del popolo di Dio».

Prima di lasciare il seminario il cardinale Bertone si è intrattenuto con educatori e seminaristi. Ha ricordato loro che «essere sacerdoti è un dono immenso e un compromesso straordinario. Per questo permettetemi di invitarvi a rispondere con un grande senso di responsabilità alla grazia della vocazione per arrivare a essere, senza limitazione alcuna, il migliore strumento nelle mani di Dio». E ai formatori ha affidato l'altrettanto grave responsabilità di accompagnare i giovani nel discernere la loro vera vocazione.

Infine nel pomeriggio il cardinale, nell'aula magna della Pontificia università cattolica del Cile, ha tenuto una conferenza dal titolo «La Chiesa e lo Stato a duecento anni dall'indipendenza nazionale. Storia e prospettive», della quale daremo ampi stralci nell'edizione di mercoledì 14.

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