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Nelle Grotte Vaticane tra memorie storiche, devozioni e tombe dei Papi

· Un volume curato dal vescovo Vittorio Lanzani, delegato della Fabbrica di San Pietro ·

«Di caverna in caverna/Quasi di sfera in sfera/Quasi di cielo in cielo/Entra qui il pellegrin pieno d'alto zelo». Questo componimento poetico del sacerdote Francesco Maria Torrigio arricchiva la prima edizione del 1618 della guida Le Sacre Grotte Vaticane. Con linguaggio allegorico il presbitero introduceva i fedeli alla scoperta del luogo legato per antonomasia alla memoria di san Pietro. Da quelle grotte prese vita ciò che appare oggi ai nostri occhi: la basilica Vaticana e tutto quanto ruota intorno al sepolcro dell'apostolo.

Per offrire al pellegrino dei nostri giorni uno strumento utile per comprenderne la storia, l'arte, e il valore, il vescovo Vittorio Lanzani, delegato della Fabbrica di San Pietro, ha curato un elegante volume ricco di illustrazioni dal titolo Le Grotte Vaticane - memorie storiche, devozioni, tombe dei Papi (Edizioni Elio de Rosa, Napoli maggio 2010, pagine 290, s.i.p.). Si tratta di un sussidio fondamentale per chiunque voglia gustare la bellezza del luogo e ripercorrere le tappe della storia della cristianità e del papato. Come scrive il cardinale Angelo Comastri nella prefazione, monsignor Lanzani «ricostruisce la complessa storia che ha portato alla formazione dello spazio, che noi chiamiamo “Grotte Vaticane”. Questo spazio è come una cerniera tra l'antica basilica costantiniana e l'attuale basilica rinascimentale: uno spazio, pertanto, dove ogni angolo parla e racconta le vicende di secoli di storia della Chiesa di Roma».

In compagnia del presule compiamo un viaggio dalla storia all'attualità attraverso un percorso che ci riporta alla memoria secoli ormai lontani. Dalla fine del vi secolo, dal pontificato di san Gregorio Magno, i pellegrini che volevano venerare l'apostolo dovevano scendere dal piano della basilica attraverso l'antica cripta anulare, posta sotto il presbiterio. Sul finire del XVI secolo in poi, invece, i fedeli che desideravano avvicinarsi al sepolcro dovevano scendere nelle Grotte Vaticane.

Cosa si intende con il nome di Grotte Vaticane? È lo stesso monsignor Lanzani a spiegarlo, definendo lo spazio sacro, suddiviso in vari ambienti, che si trova al di sotto del pavimento di una parte della basilica Vaticana. Un tempo venivano divise in grotte vecchie e grotte nuove. Le prime corrispondono alla porzione più grande e si trovano sotto la navata centrale della basilica, più o meno dalla cappella del Santissimo Sacramento a quella del coro, fino all'altare della Confessione. Le seconde sono costituite dal corridoio anulare detto peribolo, che è stato aggiunto più tardi, e le cappelle intorno alla Confessione. Il termine grotte venne scelto fin dagli inizi per indicare l'ambiente sotterraneo dalla struttura caratteristica a volte ribassate su possenti pilastri in muratura, che assomigliano appunto a delle grotte. Fa notare monsignor Lanzani che esse non appartengono a nessun progetto originario della basilica, né a quello del Bramante, né a quello di Sangallo il Giovane. L'idea di dare vita a uno spazio sacro come lo vediamo attualmente venne concepita molto più tardi rispetto ai primi cantieri. Secondo i documenti di archivio rinvenuti, le grotte vecchie vennero iniziate nell'ultimo periodo di pontificato di Sisto v, quando fu inaugurata la cupola.

I lavori proseguirono sotto i pontificati di Urbano VII e di Gregorio XIV. Il reverendo Torrigio data il loro completamento ai tempi di Papa Innocenzo ix, negli ultimi due mesi del 1591. In effetti, quando si dovette procedere alla realizzazione del pavimento della basilica, venne scelto di edificare quell'impianto di costruzioni murarie al posto di un terrapieno. Si creò così un'intercapedine con murature e volte di sostegno per finalità a noi sconosciute.

Si dovette attendere il pontificato di Clemente VIII, perché l'architetto Giacomo Della Porta portasse a compimento l'area sottostante la basilica, congiungendo le grotte vecchie con il nuovo peribolo intorno all'altare della Confessione. Il 3 luglio 1592, Clemente VIII durante una visita all'interno della basilica decise di demolire l'antica abside costantiniana e di smantellare il tempietto del Bramante detto «tegurio» che proteggeva la Confessione. Venne così costruito un nuovo peribolo all'esterno del precedente, più ampio e più alto. In questo modo il vecchio sacello gregoriano dell'altare di San Pietro ad caput venne riadattato e ampliato. L'oratorio era dedicato ai santi Pietro e Paolo, perché si credeva che, secondo le leggenda, vi fossero conservate metà reliquie dei due apostoli.

Clemente VIII volle arricchire l'oratorio, facendolo rivestire di splendidi marmi, mentre la volta venne decorata con una serie di bassorilievi in bronzo raffiguranti scene di vita dei due apostoli. L'oratorio cominciò a essere chiamato cappella clementina, ma il suo splendore rimase nascosto nell'oscurità delle grotte, salvo alcune visite di Clemente VIII al lume delle torce e di pochi altri pellegrini.

Durante alcuni interventi per rinnovare l'oratorio venne alla luce nell'aprile 1595, uno dei capolavori dell'arte funeraria paleocristiana: il celebre sarcofago del neofita Giunio Basso, prefetto di Roma. Con la realizzazione del pavimento marmoreo e dell'altare della Confessione, l'antica Confessione dell'apostolo era rimasta coperta dai marmi, visibile solo dall'alto tramite una doppia grata alla base dell'altare maggiore. La nicchia dei palli poteva essere raggiunta dalle grotte vecchie attraverso un'entrata laterale.

Nella primavera del 1592 le grotte vecchie vennero rifinite, risistemate nelle murature e intonacate e l'anno successivo ripavimentate. Nel 1593 Clemente VIII chiese di realizzare un passaggio riservato per accedere direttamente alle grotte dal Palazzo Apostolico senza passare per la basilica, al fine di poter pregare nell'oratorio sotterraneo di San Pietro quando voleva. Venne così ricavata una galleria sotto la cappella gregoriana che terminava in un piccolo passaggio detto il cunicolo cieco di Clemente VIII. Con una scala si sbucava poi al lato della gregoriana e da qui ci si immetteva nello scalone che conduceva in via riservata al Palazzo Apostolico. Come evidenzia monsignor Lanzani, con gli interventi di Clemente VIII la struttura delle grotte fu realizzata e completata, tuttavia l'ambiente si presentava come una cripta chiusa, quasi inaccessibile, senza finalità definite, se non quella di custodire il luogo primitivo della tomba dell'Apostolo.

Si dovette attendere il pontificato di Paolo v perché le grotte ricevessero una particolare configurazione che univa devozione popolare e memoria delle antiche testimonianze della vecchia basilica. Vennero così traslati i sepolcri dell'antica basilica, furono sistemati i numerosissimi frammenti storici e artistici, venne aperta la Confessione verso la basilica, furono creati due nuovi accessi alle grotte, fu creato un nuovo ossario o polyandrium, erette nuove cappelle devozionali e decorato il peribolo.

Con il pontificato di Urbano VIII si provvide a costruire quattro cappelle sotto i piloni della cupola. Nel corso dei secoli successivi, le grotte vennero sottoposte a restauri e adattamenti, fino alla radicale trasformazione compiuta negli anni 1939-1950 durante il pontificato di Pio XII. Furono effettuati scavi, ampliamenti, risanamenti e valorizzazioni grazie al ritrovamento della necropoli sottostante. Fu abbassato l'originario pavimento e aperto un nuovo ingresso da largo Braschi.

Uno dei motivi che indusse a ricercare altri spazi e a scavare altri vani fu la necessità di sistemare nelle grotte i preziosi cimeli e i reperti dell'antica basilica. Nel novembre 1940 fu abbassato di circa ottanta centimetri il piano delle grotte vecchie. Iniziarono così delle ricerche archeologiche che portarono all'individuazione della tomba di san Pietro e alla scoperta di ventidue edifici sepolcrali del ii e inizio iv secolo, interrati al momento della costruzione della primitiva basilica. Nella cappella clementina vennero riscoperti il lato marmoreo dell'antica memoria Petri voluta da Costantino e l'antico altare del VII secolo che Pio XII consacrò il 5 giugno 1950.

Durante l'Anno santo 1950 vennero consacrati vari altari delle grotte dall'arciprete della basilica, il cardinale Tedeschini, e dai canonici vescovi. Si reintrodusse l'uso di celebrare le messe al mattino su questi altari e il 14 novembre seguente, con la visita del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, le grotte furono riaperte al pubblico. Nel 1954 al centro del peribolo, di fronte alla cappella clementina, dopo la rimozione del sarcofago di Giunio Basso, venne ricavato uno spazio per la cappella cruciforme, dove fu tumulato Pio XII. Altri interventi e ampliamenti vennero compiuti durante il pontificato di Giovanni Paolo II, come l'apertura di un arco sulla parete di testa della navata centrale della basilica per rendere visibile dalle grotte il frontale della Confessione con la nicchia dei palli.

E tutta questa realtà ruota intorno a quei resti di Pietro che i cristiani di Roma seppellirono nella nuda terra del Colle Vaticano.

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