Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Nelle Filippine
un attentato al dialogo

· Due bombe esplose nella cattedrale di Nostra Signora del Monte Carmelo provocano la morte di almeno 20 persone ·

La cattedrale di Nostra Signora del Monte Carmelo dopo l’attentato (Afp)

«Chiediamo ai nostri fratelli cristiani di unire le loro mani con quelle di tutte le comunità musulmane e indigene che sono a favore della pace nella difesa contro l’estremismo violento», proprio nel momento in cui si apre «una nuova fase del processo di pace con la creazione della Regione autonoma di Bangsamoro nel Mindanao musulmano»: così i vescovi delle Filippine hanno reagito alla tragica notizia del duplice attentato compiuto domenica durante la celebrazione della messa presso la cattedrale di Nostra Signora del Monte Carmelo, a Jolo City, nella provincia di Sulu, che ha provocato la morte di 20 persone e il ferimento di altre 77. In entrambi i casi il bilancio è ancora provvisorio. La polizia ha reso noto che nell’attacco sono stati usati due ordigni esplosivi improvvisati. Uno è deflagrato all’interno della cattedrale e un altro all’ingresso. La prima bomba — ha riferito l’arcivescovo di Cotabato, Angelito Rendon Lampon — «è esplosa mentre i fedeli cantavano l’Alleluia». La seconda proprio mentre i primi soccorritori e le forze di sicurezza arrivavano sul luogo. L’attentato è stato rivendicato dal sedicente stato islamico (Is), che nella zona agisce attraverso il gruppo Abu Sayyaf. Il movente più accreditato al momento è quello della vendetta per l’esito del referendum, che a Jolo ha bocciato l’ipotesi della creazione della Regione autonoma islamica. I presuli filippini, riuniti a Manila in questi giorni per l’assemblea plenaria, hanno fermamente condannato l’attacco contro la comunità cattolica e hanno auspicato che tutte le religioni di pace «possano guidarci nella ricerca di un futuro più luminoso per i popoli di Mindanao». Sgomento e solidarietà sono stati espressi anche dal segretario generale del World Council of Churches, Olav Fyke Tveit. Non ha dubbi che il dialogo sia l’unica strada percorribile per garantire l’armonia religiosa a Mindanao, anche padre Sebastiano D’Ambra, fondatore del movimento per il dialogo islamo-cristiano “Silsilah” e segretario esecutivo della commissione per il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale delle Filippine. «Noi — ha dichiarato il missionario al nostro giornale — dobbiamo avere fiducia e lavorare tutti insieme, perché sono convinto che il dialogo e l’armonia religiosa sono possibili anche a Mindanao. Bisogna però cercare di isolare quei leader islamici estremisti, che non hanno visto di buon grado l’esito del referendum». (francesco ricupero)

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE