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Nelle difficoltà ha saputo indicare l'autentico fermento evangelico

· Messa del cardinale Bertone per il beato Pio IX ·

«A dieci anni dalla beatificazione PioIX si presenta dinanzi a noi come il Pastore mite e umile di cuore». Lo ha detto il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, durante la concelebrazione eucaristica presieduta domenica pomeriggio, 7 febbraio, nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura, in occasione della memoria liturgica del Pontefice proclamato beato il 3 settembre 2000.

Papa Mastai Ferretti seppe condurre la Chiesa in un periodo di estrema difficoltà, come ha ricordato il porporato: «Nei trentadue anni di Pontificato (1846-1878), svolse il suo servizio apostolico sapendo discernere e indicare, tra le tante istanze che stavano maturando in un clima difficile e problematico, quale fosse il fermento evangelico autentico dal quale farsi permeare per portare frutto».

«Fu il Papa del Concilio Ecumenico Vaticano I — ha aggiunto — convocato con la bolla Aeterni Patris del 29 giugno 1868; il Papa della Costituzione dogmatica Dei Filius sulla fede cattolica e della celebre Costituzione dogmatica Pastor aeternus sul primato del romano Pontefice. Durante il suo pontificato ebbe attenta cura della formazione del clero e, ancora oggi, è di grande attualità la lettera sulla disciplina del clero in Irlanda Nemo certe ignorat del 25 marzo 1852».

Nonostante i gravosi impegni del Pontificato, Pio IX rimase sempre il pastore d'anime «desideroso di promuovere una vita spirituale più intensa, intento soprattutto a praticarla con la vita e con l'esempio, in un cammino di autentica spiritualità e di personale e docile adesione a Cristo».

«Dalle testimonianze raccolte nel contesto della causa di beatificazione di Pio IX — ha sottolineato ancora il cardinale — sappiamo che la fiducia in Dio, nutrita di una ardente pietà, favorì la sua vocazione, scoperta dopo intenso e sofferto discernimento. La sua vocazione fu accompagnata subito dal proposito di servire la Chiesa non in un ufficio di curia, ambito dal quale si sentiva alieno, ma nella cura pastorale. Nelle varie tappe del suo itinerario esistenziale sulle orme di Cristo, si fece buon Samaritano del popolo». Ricordando l'itinerario formativo di Mastai Ferretti, il porporato ha evidenziato come fin «dai primi anni di sacerdozio all'Istituto “Tata Giovanni” di Roma, svolse con fervore apostolico la sua opera di assistenza in favore dei ragazzi abbandonati; nel breve periodo di servizio presso la nunziatura in Cile si dedicò ad evangelizzare con autentico spirito missionario quelle popolazioni; come arcivescovo di Spoleto, poi come arcivescovo e cardinale a Imola, mostrò costantemente amorevole accoglienza e condivisione delle sofferenze dei poveri; infine nel suo lungo e fecondo Pontificato non si stancò di prestare aiuto generoso a quanti accorrevano a lui e favorì numerose opere sociali di solidarietà».

Il cardinale ha poi sottolineato come «il vigore spirituale del farsi prossimo, egli lo attingeva quotidianamente dall'Eucaristia, sorgente inesauribile della propria missione». Nei propositi formulati al termine del corso di esercizi spirituali, il 16 novembre 1821, a due anni e mezzo dall'ordinazione sacerdotale, scriveva: «Gesù fa una vita attiva anche dentro il tabernacolo e pensa, amoroso Pastore, a ravvivare le morte pecorelle, a consolare le afflitte, a regolare tutto il mondo. Anch'io con Gesù farò una vita attiva e il più che potrò mi adopererò per la salute delle anime». Da Pontefice — ha evidenziato il segretario di Stato — «trovò sempre nell'Eucarestia il conforto quotidiano del suo spirito, specialmente nei momenti più difficili».

Il cardinale ha concluso ricordando che una delle caratteristiche della sua spiritualità fu la «tenerissima devozione alla Madonna, che lo contraddistinse sin dai primi anni di sacerdozio, come egli stesso afferma nella bolla Ineffabilis Deus con la quale definì il dogma dell'Immacolata Concezione. Tutta la sua vita fu un contemplare la Vergine Maria, icona di purezza e simbolo della Chiesa pellegrina nel tempo». Da qui l'auspicio conclusivo del porporato: «Ci aiuti lei a seguire l'esempio di questo suo figlio prediletto, che fu chiamato “il Papa dell'Immacolata”, e ci conceda una fede viva, una speranza incrollabile e una carità senza confini per irradiare nel mondo l'amore di Dio».

Insieme con il cardinale hanno concelebrato, tra gli altri, l'arcivescovo Francesco Cuccarese, il vescovo Mario Cecchini, monsignor Brunero Gherardini, postulatore della causa di canonizzazione di Pio ix, il cappuccino Bruno Mustacchio, parroco della basilica di San Lorenzo fuori le Mura, e numerosi sacerdoti del Capitolo di San Pietro e della diocesi di Senigallia. Ha diretto il rito monsignor Guillermo Javier Karcher. Al termine, la delegazione dei pellegrini giunti da Senigallia ha deposto un omaggio floreale nella cripta del beato.

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