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Nell’archivio della Securitate di Bucarest

A quasi trent’anni dalla caduta del regime di Ceauşescu, rimane difficile per il popolo romeno esaminare con serenità i quarantacinque anni di terrore comunista che hanno lacerato il paese. Nel 2006, davanti al parlamento, il presidente Traian Băsescu aveva condannato il sistema comunista romeno definendolo un regime «criminale e illegittimo», ed esprimendo nello stesso tempo «ammirazione per l’eroismo di quanti si sono opposti alla dittatura». Da tale dichiarazione avrebbe dovuto anche scaturire la creazione di un «museo della dittatura comunista». 

Dieci anni dopo, l’idea del museo non ha ancora sortito effetti e la strada da percorrere per ottenere giustizia per i due milioni di vittime romene del regime si configura ancora lunga e tortuosa. Come conferma un reportage pubblicato dal quotidiano francese «la Croix» il 10 maggio, che dà voce agli storici romeni — molti dei quali vittime o figli di vittime del regime — che portano avanti un faticoso lavoro di ricerca presso l’archivio della Securitate (la polizia segreta della Romania comunista) con la speranza di far luce sugli avvenimenti di un periodo rispetto al quale ancora persistono tantissime zone d’ombra. «Non possiamo controllare liberamente le cartelle», spiega Radu Preda, direttore dell’Istituto per l’investigazione dei crimini del comunismo e la memoria dell’esilio romeno (Iiccmer) fondato nel 2005. «Anche se l’arsenale legislativo lo consente, non c’è una volontà storica e civica di aprire gli archivi» ha aggiunto, rilevando che anche l’esercito e il ministero della giustizia oppongono resistenza. Gli archivi, consegnati dai servizi segreti al consiglio nazionale per lo studio degli archivi della Securitate (Cnsas) nel 2000, sono stati parzialmente distrutti al momento della caduta di Ceauşescu, mentre altri documenti riguardanti gli anni più recenti, in particolare «le personalità del Fronte di saluto nazionale, partito al potere nel momento della transizione», sono stati bruciati o sepolti, come rivela Silviu Moldovan, storico membro del consiglio. «Dobbiamo fare i conti con tutta una letteratura che riscrive la storia allo scopo di riabilitare la Securitate come semplice servizio di intelligence» sottolinea Moldovan.
Tuttora solo due responsabili del regime — Alexandru Visinescu e Ioan Ficior — sono stati condannati per crimini contro l’umanità. «Non si tratta di una vendetta, né di una caccia alle streghe, ma la Romania non potrà costruire uno stato di diritto su una montagna di ingiustizie — afferma ancora Radu Preda —. Costruire la democrazia presuppone sapere ciò che è accaduto durante i decenni in cui la democrazia è stata assente».

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