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Nell’anniversario
dei Patti Lateranensi

· Il tradizionale incontro a palazzo Borromeo ·

Le famiglie, specie quelle più in difficoltà; il fine vita e l’importanza delle cure palliative; gli equilibri nel Mediterraneo: sono state le tematiche al centro dei colloqui di mercoledì pomeriggio, 12 febbraio, tra la delegazione della Repubblica italiana e quella della Santa Sede, in occasione dell’incontro nell’ambasciata d’Italia a Palazzo Borromeo, per le celebrazioni del novantunesimo anniversario dei Patti Lateranensi (11 febbraio 1929) e del trentaseiesimo dell’Accordo di modifica del Concordato (18 febbraio 1984).

A conclusione del vertice — svoltosi in un clima «molto buono» — il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, ha dichiarato ai giornalisti intervenuti che la parola chiave è convergenza: «C’è una grande volontà di ascolto e di considerare il punto di vista della Chiesa», ha detto rimarcando come ci siano «più convergenze che contrasti e divergenze su questi temi». A cominciare da quello della famiglia: secondo il segretario di Stato, infatti «c’è un’attenzione specifica del Governo italiano» soprattutto per le famiglie «più in difficoltà. In questo contesto abbiamo parlato anche di disabilità e di lavoro per i giovani».

Riguardo ai temi etici, il porporato ha sottolineato «l’importanza di lavorare per una cultura palliativa». E infine riferendo sulle questioni di attualità internazionale affrontate, il cardinale Parolin ha messo in luce la grande sintonia «per la politica estera, perché sia per la Santa Sede sia per l’Italia è importante il multilateralismo come metodo per affrontare e risolvere i tanti conflitti che ci sono». In particolare sulla Libia occorre il rispetto dell’embargo delle armi e del cessate il fuoco. Infine ha espresso apprezzamento per la modalità di gestione dei migranti: «Il governo si sta impegnando molto sull’integrazione e sulla politica comune con l’Europa perché chi entra in Italia entra» nel vecchio continente.

Accolti dall’ambasciatore Pietro Sebastiani, per la Santa Sede erano presenti oltre a Parolin, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei); gli arcivescovi Edgar Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato, Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, Jan Romeo Pawłowski, delegato per le rappresentanze pontificie, e Paul Emil Tscherrig, nunzio apostolico in Italia; il vescovo Stefano Russo, segretario generale della Cei; e, dalla Segreteria di Stato, l’assessore monsignor Luigi Roberto Cona; i sottosegretari per i Rapporti con gli Stati, monsignor Mirosław Stanisław Wachowski e la dottoressa Francesca Di Giovanni; e monsignor Joseph Murphy, capo del Protocollo.

Per parte italiana erano presenti, tra gli altri, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, con alcuni membri del governo, la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, la presidente della Corte costituzionale, Marta Cartabia, la vicepresidente della Camera, Mara Carfagna, e diverse personalità istituzionali.

Come di consueto sono intervenuti cardinali e altri ecclesiastici, politici, diplomatici, rappresentanti delle forze armate ed esponenti del mondo della cultura e dell’informazione, tra i quali il prefetto del Dicastero per la comunicazione, Paolo Ruffini, e il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.

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23 febbraio 2020

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