Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Nell’amata America latina

Una settimana per trovare i giovani nel loro tessuto sociale nella giornata mondiale che si apre a Rio de Janeiro. Così Papa Francesco ha descritto il suo primo viaggio internazionale — dopo quello a Lampedusa, eloquente pellegrinaggio in una delle “periferie” del nostro tempo — nell’incontro con i giornalisti mentre l’aereo papale sorvolava il Sahara.

È un viaggio che il vescovo di Roma per la prima volta proveniente dal continente americano — il «nuovo mondo», oltre le mitiche «colonne d’Ercole» che segnavano il limite delle terre conosciute fino agli inizi dell’età moderna — non ha programmato, ma che gli ha permesso di tornare nell’«amata America latina». Era stato infatti Benedetto XVI a scegliere Rio per la giornata della gioventù, senza sapere che da questa parte del mondo sarebbe venuto il suo successore. E il primo Papa americano e latinoamericano ha voluto sottolineare questa dimensione provvidenziale nelle prime parole pronunciate in un Paese immenso, dove i cattolici sono numerosissimi, e in una città che lo ha accolto con un entusiasmo letteralmente travolgente.

Salutato dalla presidente Dilma Rousseff con un discorso appassionato — e più volte applaudito dallo stesso Papa Francesco — il successore di Pietro si era lasciato lungamente abbracciare dal calore esuberante e cordiale della metropoli carioca. Poi, nel suo discorso, ha restituito l’abbraccio con parole toccanti: «In questo momento le braccia del Papa si allargano per abbracciare l’intera nazione brasiliana», perché «nessuno si senta escluso dall’affetto del Papa».

Sull’aereo, prima di incontrare singolarmente tutti i giornalisti, Papa Francesco ha parlato con loro soprattutto dei giovani, con cenni comprensivi di una realtà esistenziale che conosce da decenni. Quando li isoliamo — ha detto con acutezza — commettiamo un’ingiustizia perché hanno un’appartenenza, un tessuto sociale del quale fanno parte integrante anche gli anziani: anch’essi, come i giovani, futuro di un popolo perché ne costituiscono la memoria. Va dunque respinta una mentalità che esclude, per costruire una cultura dell’inclusione e dell’incontro.

A Rio sono molte centinaia di migliaia i giovani arrivati da ogni parte del mondo per questo appuntamento, che inizia con la messa presieduta dall’arcivescovo e al quale il Papa prenderà parte come nell’ultimo trentennio hanno fatto i suoi predecessori. Con un prologo significativo preannunciato dalla preghiera davanti all’icona della Salus populi Romani di Santa Maria Maggiore: la preghiera a Maria nel santuario di Aparecida, dove sei anni fa si è svolta la conferenza generale dell’episcopato latinoamericano.

Ai brasiliani il successore dell’apostolo Pietro si è presentato con le sue parole, chiedendo il permesso di bussare al cuore della Nazione: «Io non ho né oro né argento, ma porto ciò che do più prezioso mi è stato dato: Gesù Cristo!». È così andato all’essenziale il vescovo di Roma, che vuole solo «confermare i fratelli nella fede». E incontrare giovani che, «attratti dalle braccia aperte del Cristo redentore» simbolo di Rio de Janeiro, «vogliono trovare rifugio nel suo abbraccio, proprio vicino al suo cuore, ascoltare di nuovo la sua chiara e potente chiamata: Andate e fate discepoli tutti i popoli».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE