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L’abbraccio caldo
di una pelle di pecora

Cosa è veramente successo nella notte in cui Dio si faceva uomo in una stalla? Cosa hanno potuto avvertire nell’aria i contemporanei, soprattutto i più vicini geograficamente alla grotta, come i pastori? Certo, nell’aria ci doveva essere una corrente speciale, qualcosa di fortemente perturbante, se ancora oggi la notte di Natale è considerata carica di magia nei racconti popolari.

Sagrada  Família, facciata della Natività (particolare)

Sono domande a cui hanno risposto in vario modo le tradizioni popolari, e una grande scrittrice svedese, Selma Lagerlöf — prima donna insignita del Nobel per la letteratura per «la vivida immaginazione e la percezione spirituale» — le ha riscritte mirabilmente, aggiungendo spesso il tocco misterioso del paesaggio nord europeo: il silenzio ovattato della neve, gli animali delle foreste, la lunghissima notte (La notte di Natale. Le leggende di Gesù, Milano, Iperborea, 2015, pagine 187, euro 15,50).

Una cosa pare certa: gli animali, le piante, le stelle e le pietre se ne accorsero prima degli esseri umani. E anche un pastore arcigno, che si domanda: «Ma che razza di notte è questa, in cui i cani non mordono, le pecore non si spaventano, il bastone non uccide e il fuoco non brucia? (...) Che notte è mai questa, e come può succedere che tutte le cose ti mostrino compassione?».

Così anche lui si mosse verso il punto indicato da una stella, vide una donna e un bambino in una fredda grotta, pensò che quel povero bambino innocente poteva morire congelato e, per quanto fosse un uomo duro, si commosse e gli venne voglia di aiutarlo. Offrì così una morbida e candida pelle di pecora perché vi facessero dormire dentro il bambino.

di Lucetta Scaraffia

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26 maggio 2019

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