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Nella diocesi più difficile del mondo

· Così Papa Wojtyła definì Berlino, dove il Pontefice giunge giovedì mattina ·

Lo scorso 2 luglio Benedetto XVI mi ha nominato ottavo vescovo di Berlino. Considerando il numero dei miei predecessori, si tratta di una diocesi giovane. Il nostro stemma mostra però anche che essa ha una lunga tradizione.

Lo stemma ci ricorda le antiche sedi episcopali — precedenti la Riforma — del Brandeburgo, di Halvenberg, Kammin e Lebus. La cristianizzazione del Brandeburgo e della Pomerania è strettamente legata ai viaggi di missione del vescovo Ottone di Bamberga (1124-28), che, accanto a san Pietro, è venerato come patrono della diocesi. Nell’anno 1540, in seguito alla Riforma, il Brandeburgo divenne protestante. Nel 1773, con la consacrazione della chiesa di Santa Edvige, la Chiesa cattolica tornò ad avere visibilità nel Brandeburgo-Prussia. La prima chiesa cattolica dopo la Riforma è oggi la cattedrale. A partire dal 1820 il Brandeburgo, Berlino e la Pomerania sono appartenute alla diocesi cattolica di Breslavia (oggi Wrocław).

Il 13 agosto 1930 la diocesi di Berlino fu eretta come «figlia» di quella di Breslavia. La città, che stava divenendo enorme per dimensioni e per importanza, doveva avere un proprio vescovo. Dopo la seconda Guerra mondiale, furono erette le diocesi polacche di Szczecin - Kamień (Stettin-Kammin), Koszalin-Kołobrzeg (Köslin-Kolberg) e Zielona Góra-Gorzóv (Grünberg-Landsberg) che vennero separate da Berlino.

Consapevoli di questa storia, sono divenuti per noi doverosi lo sforzo per la riconciliazione con il vicino popolo polacco e la lotta per l’unità dei cristiani.

Oggi la diocesi, eretta nel 1994, comprende Berlino e ampie parti del Brandeburgo e della Pomerania anteriore. Nell’arcidiocesi di Berlino vivono circa 400.000 cattolici in 105 parrocchie, cosicché una delle più piccole diocesi tedesche, con una estensione di soli 31.200 metri quadrati, è divenuta la seconda più popolosa della Germania.

Mi rallegro molto per la messa che Benedetto XVI celebrerà nello Stadio Olimpico di Berlino. So bene che non è da tutti poter salutare il Papa nella propria diocesi così presto dopo essere stato nominato vescovo. È la seconda volta che l’Oympiastadion viene utilizzato come una chiesa all’aperto. Il 23 giugno 1996 vi celebrò una grande messa Giovanni Paolo II. Grazie alla beatificazione del prevosto del duomo di Berlino, Bernhard Lichtenberg, è stato chiaro che non ha importanza chi costruisce un edificio, ma con quale spirito vi si prega e vi si celebra. A Berlino, serbiamo un caro ricordo di Bernhard Lichtenberg e di molti altri che hanno contrastato il nazismo ateo. Il loro coraggio e la loro rettitudine sono oggi esemplari.

La diocesi di Berlino ha avuto particolari difficoltà nel momento del terrore nazionalsocialista e della divisione della Germania. Il giorno dell’anniversario dell’erezione della diocesi, il 13 agosto 1961, le truppe di confine cominciarono a chiudere Berlino Ovest. Il Muro, che per ventotto anni ha attraversato non solo la Germania, ma anche la diocesi, ha diviso parrocchie e distrutto strutture.

Mentre tutta l’Europa era divisa in Est e Ovest, i vescovi berlinesi, nonostante il Muro, mantennero l’unità. Papa Wojtyła la definì «la diocesi più difficile del mondo».

La gioia per la caduta del Muro e l’unità della Germania è stata dunque incontenibile, anche se le tracce della divisione sono presenti ancora oggi in alcuni luoghi. L’unità dell’arcidiocesi, che naturalmente mi riguarda in modo particolare, non concerne soltanto l’Est e l’Ovest, ma anche i vecchi residenti e i nuovi arrivati, i poveri e i ricchi, chi è vicino e chi è lontano. Anche se nella città di Berlino solo una persona su tre fa parte di una Chiesa cristiana, e quindi apparentemente non siamo molti, non dobbiamo scoraggiarci. Siamo in grado di rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi, a chi ci domanda qual è il motivo della nostra gioia di vivere. Il nostro motivo ha un nome: Gesù Cristo. I cristiani berlinesi hanno sempre reso testimonianza al suo nome. Non solo il beato Bernhard Lichtenberg, quindi, ma anche molti cristiani che ai tempi della ex Repubblica democratica tedesca hanno confessato la propria fede e sono stati pronti ad accettarne le conseguenze in ambito privato e professionale. Anche il mio predecessore, il cardinale Georg Sterzinsky, lo ha fatto. Proprio grazie al suo impegno per gli svantaggiati nella nostra società, per i rifugiati e gli immigrati, alla sua sollecitudine per un futuro certo per le nostre famiglie e per le nuove generazioni — e non da ultimo anche grazie al suo intervento a favore di un’educazione religiosa e orientata ai valori, in particolare nel campo dell'insegnamento religioso scolastica — è divenuto per molti una speranza che li ha rafforzati nella fede in Cristo. È stato anche, da parte cattolica, ospite della prima Conferenza ecclesiale ecumenica a Berlino, che nel 2003 ha dato impulsi duraturi alla collaborazione tra cristiani.

Benedetto XVI seguirà una programma molto serrato. Oltre agli incontri con il presidente federale, il cancelliere, il Consiglio centrale degli ebrei e i musulmani, i momenti culminanti saranno il discorso al Parlamento tedesco e la messa all’Olympiastadion. Anche l’occasione per presentare al Pontefice l’arcidiocesi di Berlino sarà piuttosto limitata. Tuttavia, sono convinto del fatto che la nostra prospettiva verrà ampliata: dalla nostra piccola diocesi alla grande Chiesa universale, dalle nostre piccole preoccupazioni alla vastità del cattolicesimo, dalla nostra piccola devozione alla grande devozione a Gesù Cristo che è al centro di tutta la nostra sollecitudine e del nostro operato.

Quando il Papa atterrerà a Berlino, giungerà da noi un grande europeo, uno studioso completo, un esempio di fede. E con lui giungerà tutta la Chiesa universale.

Sono molto felice — e con me lo sono molte persone dell’arcidiocesi di Berlino, di tutta la Germania e i nostri vicini polacchi — per questa festa della fede che ci confermerà ulteriormente.

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