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Nella croce la forza per restare in Iraq

· L'omelia del nunzio apostolico Lingua alla messa di apertura dell'Anno della fede a Baghdad ·

A Baghdad, la cerimonia solenne con la quale, venerdì scorso, si è dato inizio all’Anno della fede è stata l’occasione per dimostrare la volontà da parte di tutti i cristiani in Iraq di unirsi in nome del credo in un solo Dio, al di là delle differenze di rito e di altri particolarismi. Nella cattedrale di San Giuseppe — riferisce il sito in rete Baghdadhope — c’erano l’arcivescovo Jacques Ishaq, vescovo di curia di Babilonia dei Caldei, monsignor Yousif Abba, arcivescovo di Baghdad dei Siri, che hanno presieduto la concelebrazione eucaristica, l’arcivescovo Giorgio Lingua, nunzio apostolico in Giordania e in Iraq, che ha pronunciato l’omelia, monsignor Jean Benjamin Sleiman, arcivescovo di Baghdad dei Latini, monsignor Emmanuel Dabbaghian, arcivescovo di Baghdad degli Armeni, e mar Gewargis Sliwa, vescovo ortodosso della Chiesa assira d’Oriente. Era presente, fra gli altri, Raad Kachaci, presidente dell’Ufficio governativo per i cristiani e le altre religioni.

«Amore» la parola più ricorrente nell’omelia di monsignor Lingua, letta in arabo per i fedeli da padre Saad Sirop, parroco di San Giuseppe. Ed è ai cristiani in Iraq che il nunzio apostolico si rivolge quando ricorda che è Cristo risorto «il punto di partenza della nostra fede». Come convincere a restare, a non abbandonare tutto, coloro che, in queste terre, incontrano quotidianamente enormi disagi? «Credo che solo questa fede, solo vedendo il volto del Crocifisso nelle contrarietà della vita, nelle difficoltà di ogni giorno, può dare la forza di rimanere, di non fuggire. Solo chi ama veramente Gesù crocifisso e abbandonato — ha ribadito l’arcivescovo Lingua — può trovare la forza e il senso nelle difficoltà e superare le prove». È dunque la fede a illuminare la dura realtà quotidiana: «Ammiro i cristiani di Baghdad, di Mosul, della Siria, dei Territori palestinesi, che ogni giorno sono a contatto con il volto del Crocifisso e continuano a sperare e a lavorare per la pace perché sanno che è risorto».

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16 luglio 2019

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