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Nella casa del Papa

· A Marktl am Inn la riconoscenza e la preghiera dei fedeli bavaresi ·

A Marktl am Inn l’orologio del tempo sembra essere tornato indietro. Di almeno otto  anni. Ieri pomeriggio, lunedì 11 febbraio, la piazzetta sulla quale si affaccia la casa dove alle 4.15 del 16 aprile 1927 è nato Joseph Ratzinger pullulava di giornalisti. Una scena che difficilmente si vede in un posto di poco più di 27 chilometri quadrati di estensione, abitato da poco meno di tremila anime, che non avrebbero nulla di eccezionale da raccontare se non l’onestà di un duro lavoro quotidiano.

Ma si dà il caso che quelle tremila persone siano concittadini di Papa Benedetto XVI. E così quel 16 aprile 2005 hanno conosciuto per la prima volta l’onore delle cronache, sotto i riflettori di decine e decine di giornalisti e troupe televisive che non si erano mai visti prima. «Mi sembra di essere tornato a quel giorno» confida il signor Guido, un ingegnere di Paestum emigrato oltre quarant’anni fa in Germania, il quale  oggi, raggiunta la pensione, si dedica ad accompagnare i turisti che vengono qui a visitare proprio la casa dove è nato il Papa.

Guido, e come lui tutti gli abitanti di Marktl am Inn, ha appreso la notizia dalla televisione. «Siamo scesi in Piazza stupiti —  prosegue —  ed è iniziato un passa parola, quasi porta a porta. Ho visto volti di gente incredula, ma poi  piano piano lo stupore ha lasciato la scena a un eloquente sentimento di fierezza di fronte una personalità di tanto spessore quale è quella del nostro Papa. Perchè lui è e rimarrà, anche per me che sono un figlio adottivo di questa terra, il “nostro” Papa».

Quando la delegazione del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari è giunta nella cittadina bavarese per compiere la prevista visita ai luoghi natali di Joseph Ratzinger, a coronamento della Giornata mondiale del malato, si è  trovata di fronte a persone che, contrariamente a quanto sarebbe stato facile prevedere, non hanno mostrato altro se non la serenità di una calorosa accoglienza per ospiti di riguardo. L’unica preoccupazione era per loro evitare l’assalto dei cronisti. Non avevano nulla da dire se non: «Siamo con il nostro Papa. Se lui ha deciso così,  va bene così».

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