Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Nella Bibbia il modello
a cui ispirarsi

· ​L’identità dei cristiani secondo Newman ·

In un sermone tenuto il 5 febbraio 1843, dal titolo Il cristiano apostolico, John Henry Newman si interroga su come i primi cristiani abbiano vissuto la loro specifica missione nel mondo. Pur nella consapevolezza che i fedeli di oggi non possono semplicemente copiare i primi cristiani, il predicatore invita gli ascoltatori a volgere lo sguardo verso l’immagine dei cristiani biblici, con lo scopo di lasciarsi ispirare da loro. Cita una grande quantità di passi biblici e mette in evidenza tre caratteristiche che, secondo lui, distinguono i discepoli del Signore Gesù.

Immagine tratta dal volume «I discepoli di Gesù» (Edizioni San Paolo, 2014)

La prima è l’orientamento verso il cielo: «Il cristiano vive nel mondo ma non gli appartiene, perché, secondo san Paolo, “la nostra patria è nei cieli” (cfr. Filippesi, 3, 20): chi fa professione di cristianesimo è cittadino di un altro mondo, quello soprannaturale. Cosa significhi essere cittadini di questo mondo, lo sappiamo: vuol dire avere interessi, diritti, privilegi, doveri e relazioni in una determinata città o in un determinato Stato, farne parte insomma. Ora, è proprio un complesso del genere che lega il cristiano al cielo; il cielo, non la terra è la sua patria». Per i cristiani, poi, il cielo ha un nome e un volto: quello cioè di Gesù Cristo. Newman può quindi affermare che «la definizione più profonda che possa venir data del cristiano» è questa: «Il cristiano è colui che attende il Cristo; che non attende vantaggi, distinzioni, poteri, piaceri o consolazioni, ma unicamente nostro Signore Gesù Cristo, il Salvatore».
Da questo sguardo verso il Signore Gesù si possono dedurre alcuni atteggiamenti che sono tipici dei cristiani del tempo apostolico. Tra questi, Newman mette in luce soprattutto la vigilanza, menzionata dal Vangelo in molti passi, e la disponibilità alla preghiera continua: «Cristo abitava nei loro cuori e tutto quanto dai loro cuori usciva, pensieri, parole e azioni, non poteva non portare l’impronta di Lui». La religione cristiana, secondo Newman, «incomincia con la conversione da un ideale terreno a un ideale soprannaturale». Questo orientamento interiore dei cristiani verso il cielo comporta poi una seconda caratteristica: il distacco dalle cose di questo mondo. Secondo la testimonianza del Nuovo Testamento, i primi cristiani erano convinti «che nulla vale la vita terrena di fronte all’assoluto valore di quella che ci attende». Molti di essi lasciavano quindi i loro parenti per seguire il Signore, rinunciavano ai loro beni condividendoli con gli altri, erano disposti a essere insultati, calunniati e perseguitati a causa di Gesù. I primi cristiani confessavano di portare l’amore alla verità nei loro cuori e condividevano volentieri la sorte del Signore, bevendo il suo calice e accettando il suo battesimo.

di Hermann Geissler

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE