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Nel senso del Concilio

· Cinquant’anni fa Paolo VI autorizzava in Francia la figura del «prêtre au travail» ·

«L’episcopato francese si ripropone, con l’accordo della Santa Sede, di autorizzare un piccolo numero di preti a lavorare a tempo pieno nelle fabbriche e nei cantieri, dopo una preparazione appropriata», da svolgersi sotto la direzione di un comitato episcopale della Mission ouvrière. Sono trascorsi esattamente cinquant’anni da quando l’assemblea plenaria dei vescovi francesi (riunitasi a Roma) decideva — con il beneplacito di Paolo VI — di riprendere l’esperienza interrotta nel 1954, dopo cioè la disposizione di Pio XII, rivolta a tutti i “preti operai”, di abbandonare il lavoro e ogni attività sindacale e di tornare alla loro precedente attività pastorale o parrocchiale. 

A fianco dei lavoratori sì, ma non più all’interno delle fabbriche. Con il comunicato del 23 ottobre 1965 l’episcopato, spinto dalle novità emerse dal concilio Vaticano II, scelse di riproporre quella figura e Papa Montini diede il suo assenso per una sperimentazione di tre anni, con l’obiettivo di riavvicinare la Chiesa alla classe operaia. Tuttavia, a differenza del prêtre-ouvrier, il prêtre au travail (la differenza non è di poco conto) era tenuto ad astenersi dall’assumere responsabilità nell’azione sindacale e tantomeno politica.

«La cosa essenziale per noi — scrisse nel suo editoriale sul quotidiano “la Croix” del 27 ottobre 1965 il redattore capo, padre Antoine Wenger — non sta tanto, oggi, nella ripresa dei lavori conciliari quanto nella decisione dell’episcopato francese sui sacerdoti lavoratori. Questa decisione testimonia lo spirito eminentemente pastorale che viene riconosciuto all’episcopato e al clero francese. L’idea è maturata nella riflessione e nella preghiera e attraverso ricerche ed esperienze che hanno dato buoni frutti ma anche conosciuto fallimenti. L’impresa odierna, nella sua novità, si presenta in un clima nuovo anche per la Chiesa, quello del rinnovamento conciliare. Il sentimento che ci anima è di riconoscenza al Signore e ai nostri vescovi, i quali hanno voluto che non venisse trascurato alcun mezzo di evangelizzazione, alcun modo di rendere il prete presente in mezzo agli uomini». Wenger sottolineò il «difficile e insostituibile ruolo di apostoli laici» svolto dai preti nei luoghi di lavoro e, per testimoniare l’importanza dell’iniziativa, citò la dichiarazione di un cardinale, straniero, che espresse al riguardo tutta la sua soddisfazione: «Questa forma di ministero, pur con i suoi rischi, è proprio nel senso del concilio e specialmente del modello relativo alla vita e al ministero sacerdotale».

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