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Nel segno di un’amicizia antica

· La quarta visita di un successore di Pietro ·

È la Croazia la meta del viaggio apostolico di Benedetto XVI, il diciannovesimo oltre i confini d’Italia, il tredicesimo in Europa, che si svolge nei giorni 4 e 5 giugno. «Insieme in Cristo» è il motto scelto. «È questo “insieme” — aveva detto il Papa l’11 aprile scorso durante l’udienza a Filip Vučak, nuovo ambasciatore croato presso la Santa Sede — che desidero celebrare con il vostro popolo. Insieme malgrado le innumerevoli differenze umane, insieme con queste differenze! E ciò in quel Cristo che ha accompagnato il popolo croato da secoli con bontà e misericordia».

Un pellegrinaggio che si svolge interamente a Zagabria, capitale del Paese e che per questo prevede incontri ufficiali: la visita di cortesia al presidente della Repubblica, Ivo Josipović, l’udienza con il capo del governo, Jadranka Kosor, e l’incontro con esponenti della società civile, del mondo politico, accademico, culturale e imprenditoriale, diplomatico e con i leader religiosi.

Dal punto di vista pastorale, momento centrale sarà la celebrazione per la Giornata nazionale delle famiglie cattoliche croate. Del resto il Papa aveva già manifestato la sua sollecitudine per le famiglie in occasione della visita ad limina compiuta dai vescovi croati nel luglio 2006. «Continuate a promuovere nelle famiglie — disse il Pontefice — l’amore fedele, l’armonia e la preghiera quotidiana, incoraggiandole a una generosa apertura alla vita».

Non è la prima volta che Joseph Ratzinger si reca nel Paese. Lo fece diverse volte quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Come non è la prima volta che un Successore di Pietro visita la nazione croata. Il beato Giovani Paolo II vi si recò tre volte: il 10 e l’11 settembre 1994, dal 2 al 4 ottobre 1998 e il 5 e 6 giugno 2003. Ogni viaggio coincise con qualche importante anniversario o avvenimento della Chiesa in Croazia o della società civile. La prima volta, Papa Wojtyła giunse in un Paese che da soli tre anni aveva ottenuto l’indipendenza, ma che aveva ancora alcune parti del territorio controllate da milizie serbe. Si celebrava il ix centenario dell’erezione della diocesi di Zagreb.

Quattro anni dopo, Giovanni Paolo II tornò per beatificare il cardinale Alojzije Stepinac, martire della resistenza contro il regime. La cerimonia ebbe luogo nel santuario mariano di Marija Bistrica, a trenta chilometri dalla capitale.

Nell’ultima sosta in Croazia nel 2003, il suo centesimo viaggio internazionale, Giovanni Paolo II visitò cinque città: Rijeka, Dubrovnik, Osijek, Đjakovo e Zadar. Il pellegrinaggio coincise con la chiusura del secondo sinodo nazionale e con la beatificazione di suor Marija Petkovic di Gesù Crocifisso.

Ogni volta venne sottolineata l’importanza delle radici cristiane del Paese, la cui evangelizzazione è fatta risalire alla predicazione di Timoteo, discepolo di san Paolo. Anche Benedetto XVI rivolgendosi al nuovo ambasciatore, sottolineò la particolare sollecitudine della Santa Sede per la Croazia e il valore delle sue radici cristiane. «Il mio lontano predecessore Papa Leone x — disse il Pontefice — vedendo la bellezza della vostra cultura e la profondità della fede dei vostri antenati, definì il suo Paese “scutum saldissimum et antemurale Christianitatis”. Questi antichi valori animano ancora i nostri contemporanei che, solo poco tempo fa, hanno dovuto affrontare difficoltà particolari. È dunque opportuno, per rafforzare le generazioni presenti, illustrare loro con chiarezza il ricco patrimonio della storia croata e della cultura cristiana che l’ha permeata in profondità e sulla quale il suo popolo si è sempre appoggiato nelle avversità». Anche il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, il 20 settembre 2008, parlando ai vescovi croati evidenziò come «all’Europa del terzo millennio il Paese è chiamato ad apportare il contributo della propria tradizione umana e cristiana, sottolineando l’importanza, per il comune futuro, della radici spirituali che hanno segnato la storia di tutti i popoli del nostro continente».

Momento importante della visita sarà la sosta di preghiera sulla tomba di Stepinac. Il 15 febbraio 1998 nel centenario della nascita, celebrato nella chiesa di San Girolamo dei croati in Roma, l’allora cardinale Ratzinger lo ricordò come colui che «ha difeso le cose di Dio contro l’onnipotenza sbagliata e falsa dell’uomo».

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