Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Nel segno
di un prete

C’è la figura di un prete sullo sfondo del viaggio papale in Sicilia. Un prete, don Pino Puglisi, noto in Italia ben al di là di chi frequenta le chiese. Conosciuto da molti per la sua fine tragica, assassinato da mano mafiosa e dichiarato beato e martire perché ucciso «in odio alla fede». Come infatti Bergoglio, sulla traccia dei predecessori, ha confermato nell’omelia di Palermo quando ha scandito che «chi è mafioso non vive da cristiano» e «bestemmia con la vita il nome di Dio amore». Con una condanna della mafia e della mentalità mafiosa che il Papa ha accompagnato con l’invocazione ai «fratelli» e alle «sorelle» della mafia a cambiare, a convertirsi.

Nell’anno precedente l’assassinio di don Puglisi, «tornate cristiani» aveva implorato tra le lacrime la ventiduenne Rosaria Costa ai funerali del marito, l’agente di polizia Vito Schifani rimasto ucciso nella spaventosa strage di Capaci che sterminò Giovanni Falcone, la moglie e la scorta. «Convertitevi al vero Dio di Gesù Cristo, cari fratelli e sorelle! Io dico a voi, mafiosi: se non fate questo, la vostra stessa vita andrà persa e sarà la peggiore delle sconfitte» ha ammonito oggi il Papa a Palermo richiamando alla memoria di molti il grido straziante della giovanissima vedova.

Lo scenario evocato da Francesco è radicale, perché bisogna «scegliere: amore o egoismo». Che significa soldi, potere, piacere. E «oggi siamo chiamati a scegliere da che parte stare: vivere per sé o donare la vita». Come ha fatto Puglisi, ha detto Bergoglio. «Venticinque anni fa come oggi, quando morì nel giorno del suo compleanno, coronò la sua vittoria col sorriso, con quel sorriso che non fece dormire di notte il suo uccisore, il quale disse: “c’era una specie di luce in quel sorriso”. Padre Pino era inerme, ma il suo sorriso trasmetteva la forza di Dio: non un bagliore accecante, ma una luce gentile che scava dentro e rischiara il cuore» ha ricordato il Papa.

Solo così si sconfigge il male. «Don Pino lo insegna: non viveva per farsi vedere, non viveva di appelli antimafia, e nemmeno si accontentava di non far nulla di male, ma seminava il bene, tanto bene». Davanti all’esempio di questo martire bisogna allora chiedersi: «Che cosa posso fare per gli altri, per la Chiesa, per la società? Non aspettare che la Chiesa faccia qualcosa per te, comincia tu. Non aspettare che la società lo faccia, inizia tu!» ha detto ancora il Pontefice. Aggiungendo che l’unico «populismo cristiano» è «sentire e servire il popolo, senza gridare, accusare e suscitare contese».

Qualche ora prima, la giornata siciliana del Papa si era aperta a Piazza Armerina, dove don Puglisi era stato un mese prima di venire assassinato. E qui, nel cuore dell’isola, Bergoglio ha denunciato mali diffusi in tante società, ma alla ricerca di «nuovi modi di annunciare e offrire misericordia soprattutto ai fratelli caduti nella disaffezione, nella diffidenza, nella crisi di fede». Osservando subito dopo che «considerare le piaghe della società e della Chiesa non è un’azione denigratoria e pessimistica». Bensì un passo necessario per l’incarnazione e per l’annuncio del Vangelo.

g.m.v.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE