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Nel segno della vitalità apostolica

· La gioia delle Chiese per i nuovi santi ·

«Non dovrebbe essere la mobilità — con tutto quello che implica di libertà spirituale, di disponibilità e capacità di discernimento e di fare delle scelte — una delle caratteristiche indispensabili del nostro corpo apostolico? Il continuo peregrinare di Anchieta, quasi come forma di vita, potrebbe essere di ispirazione anche oggi e stimolare la nostra ricerca di mobilità apostolica, per rispondere alle sfide che le nuove frontiere ci prospettano». 

Lo scrive padre Adolfo Nicolás Pachón, preposito generale della Compagnia di Gesù, in una lettera inviata ai membri dell’istituto in occasione della canonizzazione di Giuseppe de Anchieta, sacerdote professo della Compagnia di Gesù, iscritto da giovedì scorso, con Francesco de Laval e Maria dell’Incarnazione, nel catalogo dei santi.

Il presidente della Conferenza episcopale brasiliana, cardinale Raymundo Damasceno Assis, ha manifestato gioia e gratitudine, a Dio e al Papa, per la canonizzazione di Giuseppe de Anchieta (dichiarato dall’episcopato brasiliano “patrono dei catechisti”).

Le figure di Francesco de Laval, già vescovo di Québec, e di Maria dell’Incarnazione (al secolo Marie Guyart), fondatrice nella città canadese del monastero delle Orsoline, sono state ricordate in un messaggio dall’Assemblea dei vescovi cattolici del Québec, a firma del presidente, Pierre-André Fournier, arcivescovo di Rimousky. Due figure «modelli e fonti di ispirazione per i cristiani e le cristiane di ogni tempo e di ogni cultura».

Fra i decreti della Congregazione delle cause dei santi promulgati il 3 aprile, uno riguarda le virtù eroiche del servo di Dio Adolfo Barberis, sacerdote diocesano, fondatore dell’Istituto delle suore del Famulato cristiano. Così lo descrive il postulatore della causa, don Flavio Peloso: «Sulla scia dei santi piemontesi, il Barberis è stato un protagonista della carità sociale, risposta della Chiesa italiana ai problemi spirituali e alle conseguenze pratiche delle ideologie socialiste e liberali. Sono certo che la riscoperta della figura e dell’opera di Adolfo Barberis, monsignore della Curia torinese ed esperto della periferia umana delle donne che non contano, contribuirà a dare concretezza e impulso al cammino della Chiesa di Papa Francesco chiamata a unire il profumo dell’incenso della preghiera con l’odore delle pecore più in necessità».

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19 marzo 2019

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