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Nel segno
della speranza

· Celebrato il centosessantesimo anniversario delle apparizioni a Massabielle ·

A Lourdes si sperimenta che Maria, «madre addolorata ai piedi della croce» ma anche «donna della luce e messaggera della speranza», cammina «ininterrottamente accanto a noi sui sentieri a volte faticosi della vita, asciuga le nostre lacrime, fascia le nostre ferite, allevia i nostri dolori». E permette così di affrontare e «di vincere le malattie più insidiose, che nessuna terapia clinica può curare: la rassegnazione, la solitudine e la disperazione». Lo ha detto il cardinale Lorenzo Baldisseri all’omelia della messa celebrata domenica mattina, 11 febbraio, nella basilica sotterranea di San Pio x, sulla spianata del santuario mariano di Lourdes.

Con il segretario generale del Sinodo hanno concelebrato monsignor Nicolas Brouwet, vescovo di Tarbes e Lourdes, e diversi sacerdoti e religiosi. Erano presenti moltissimi fedeli giunti da tutto il mondo, che hanno gremito la basilica in occasione del centosessantesimo anniversario delle apparizioni di Maria a santa Bernadette Soubirous e della trentaseiesima giornata mondiale del malato.

La croce, ha detto nella sua riflessione il porporato, «non manca nell’esistenza di nessun uomo». E proprio a Lourdes «ne facciamo esperienza ogni giorno». Eppure Gesù Cristo, «con la sua croce, ha “illuminato” tutte le nostre croci», facendo comprendere — come scrive Papa Francesco nel messaggio pubblicato per la giornata del malato — che «essa non rappresenta una tragedia senza speranza, ma il luogo in cui Gesù mostra la sua gloria».

Il cardinale ha poi sottolineato come il Signore abbia lasciato «in eredità alla Chiesa la sua potenza guaritrice, come i miracoli operati dagli apostoli testimoniano ampiamente». Oggi, ha aggiunto, «la forza terapeutica della Chiesa si prolunga soprattutto nel ministero di quanti operano nella pastorale della salute: ministri ordinati e fedeli laici» che, prendendosi cura dei malati «sul modello di Gesù medico dell’umanità, rendono visibili a tutti con il loro esempio la misericordia di Dio Padre e la tenerezza di Maria».

Rivolgendosi in particolare ai pellegrini di lingua francese, il cardinale ha fatto riferimento proprio alle parole pronunciate dalla Vergine durante le nozze di Cana: «Fate tutto quello che vi dirà». Esse, ha detto, introducono perfettamente nello spirito della solennità del centosessantesimo anniversario della prima apparizione dell’Immacolata alla giovane Bernadette Soubirous, alla grotta di Massabielle. Quel freddo 11 febbraio 1858, ha sottolineato, avrebbe cambiato per sempre «il destino di questa bambina e di questa piccola borgata dei Pirenei francesi, trasformandola ancora fino ai nostri giorni in uno dei più grandi centri mondiali di spiritualità mariana».

Il porporato ha poi ricordato che la giornata mondiale del malato è stata istituita da Giovanni Paolo ii nel 1993. La coincidenza non è casuale: dopo le apparizioni mariane a Bernadette e le prime guarigioni inspiegabili operate dalla “bella Signora”, Lourdes è divenuta la “capitale mondiale” «dei malati, dei volontari e dei professionisti della salute che operano qui con generosità per alleviare le sofferenze dei malati». A questi ultimi il cardinale Baldisseri ha indirizzato uno speciale saluto, estendendolo anche alla «truppa luminosa dei volontari, degli infermieri e dei medici che lavorano al loro fianco». Allo stesso tempo, si è rivolto a quanti, per le loro condizioni di salute, si trovano «negli ospedali e nei centri d’accoglienza», ma anche a tutti quelli che hanno seguito la celebrazione attraverso i mezzi di comunicazione sociale.

Commentando le letture della liturgia della Parola, il porporato ha rilevato quanto esse parlino di luce e di speranza. Lo si vede, ha specificato, nel profeta Isaia, nell’Apocalisse e in modo tutto particolare nella pagina evangelica di san Giovanni che racconta la trasformazione dell’acqua in vino «per l’intercessione di Maria, la madre che osserva tutto e obbedisce a tutto». Il cardinale ha sottolineato come Gesù parta dalla vita quotidiana e dalla realtà concreta. «Vuole coinvolgere — ha detto — le persone che lo circondano, non vuole agire in solitario».

La sera precedente, il cardinale ha tenuto un incontro sul tema: «Il sinodo dei giovani: trasmettere la speranza. Papa Francesco e la trasmissione della fede e del senso della vita alle giovani generazioni all’avvicinarsi del sinodo “su e per” i giovani». In questo contesto, riferendosi all’appuntamento sinodale in programma nel mese di ottobre in Vaticano, il porporato ha messo l’accento sulla speranza. «Sappiamo bene — ha detto — che per noi cristiani la speranza, lungi dall’essere un concetto filosofico o umanista, è prima di tutto una persona e un viso: quello di Gesù Cristo salvatore». Questo significa che «la trasmissione della fede non si limita a dei “contenuti astratti”», e quindi «superficiali o ideologici, ma è una persona che è il Cristo».

Già san Paolo, ha fatto notare il segretario del Sinodo dei vescovi, insisteva «sull’anteriorità del fatto della recezione rispetto a quello della trasmissione». E ciò «conduce naturalmente a considerare le diverse fasi della trasmissione della fede». Si tratta di «una triade» racchiusa nelle parole: «recezione-accettazione-trasmissione». La prima tappa, quella della recezione, è «il frutto diretto dell’annuncio evangelico tale come ce lo descrive san Paolo nella sua lettera ai Romani». La seconda tappa, l’accettazione, è «l’interiorizzazione e l’assimilazione personale del messaggio ricevuto». La terza tappa, la trasmissione, è infine «la funzione propria di ogni testimone o di ogni discepolo missionario».

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19 agosto 2018

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