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Nel segno della misericordia

Il vescovo di Roma l’ha più volte sottolineato a proposito di Maria che si mette in viaggio per visitare la parente Elisabetta: la Vergine va in fretta ma non di fretta, e a questo modello deve guardare ogni cristiano. Sembra una distinzione sottile ma non è così, e lo si è visto in questa giornata mondiale della gioventù, durante la quale Papa Francesco va in fretta ma non di fretta: non risparmiandosi né perdendo un attimo, ma dedicando tutto il tempo necessario per stare con chi incontra, nella folla o in colloqui personali.

Mentre il grande appuntamento di Rio de Janeiro si avvia alla conclusione, il Pontefice ha mostrato come si debba usare il tempo. Papa Francesco, che non vuole perdere un attimo e procede con speditezza, ha infatti donato il suo tempo senza alcuna fretta ai giovani che ha confessato o che ha ospitato a pranzo, ma soprattutto alle due ragazze e ai sei ragazzi minorenni condannati, che ha incontrato per ascoltare quanto avevano in cuore.

All’inizio, gli otto detenuti — dei quali è stato annunciato dall’amministrazione penitenziaria il condono della pena — erano intimiditi, quasi senza parole. Poi via via si sono sciolti, rinfrancati dall’attesa quieta, dal sorriso accogliente, dalle parole semplici e soprattutto dall’ascolto del Papa. Che si è fatto raccontare le loro storie, spiegare il senso dei piccoli doni offerti, abbracciare e baciare ripetutamente, firmando con cura le sue fotografie per ciascuno dei giovani.

È il segno della misericordia quello che il Pontefice ha voluto comunicare nel giorno dedicato dalla Chiesa alla memoria dei genitori di Maria, «i nonni di Gesù» Anna e Gioacchino, nel palazzo arcivescovile di Rio che dal padre della Vergine prende il nome. Qui all’Angelus ha parlato di una «lunga catena che ha trasmesso l’amore per Dio», sottolineando l’importanza della famiglia per la comunicazione di quel «patrimonio di umanità e di fede che è essenziale per ogni società». Ed è il tema fondamentale dell’incontro tra generazioni, affrontato dall’episcopato latinoamericano nel documento di Aparecida e ricordato con forza da Papa Francesco nell’incontro con gli argentini.

Poi, di nuovo sulla spiaggia di Copacabana, il Pontefice ha preso parte al «cammino della croce», affidata da Giovanni Paolo II ai giovani  prima ancora dell’inizio delle giornate mondiali della gioventù, croce che in un trentennio ha percorso tutti i continenti. L’antica tradizione del Quo vadis — «Dove vai, Signore?» chiede Pietro in fuga dalla persecuzione a Gesù che si dirige invece a Roma per affrontarla — è servita a Papa Francesco per ribadire che Cristo in ogni momento prende su di sé le croci di tutte le vittime di violenza, droga, fame, persecuzione. E che Gesù è con tanti giovani delusi dalle istituzioni politiche «o che hanno perso la fede nella Chiesa, e persino in Dio, per l’incoerenza di cristiani e di ministri del Vangelo».

Ma Dio perdona il nostro peccato — è «pura misericordia» ripete spesso il vescovo di Roma riecheggiando la sintesi agostiniana miseria mea misericordia tua — e soprattutto insegna «a guardare sempre l’altro con misericordia e amore», ha ribadito Papa Francesco. Che ha chiuso la meditazione sulla Via crucis interpellando ciascuno proprio sulla misericordia: nella nostra vita siamo come Pilato o come il cireneo, Maria e le altre donne rimaste accanto al Signore?

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21 novembre 2019

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