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​Nel segno della fraternità

Hanno ricevuto la benedizione comune di Papa Francesco e di Benedetto XVI i cinque cardinali creati nel concistoro. Il vescovo di Roma dopo il rito svoltosi nella basilica vaticana, si è recato con i nuovi porporati al monastero Mater ecclesiae, per incontrare il Papa emerito. Nel cortile Francesco è stato accolto dall’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa pontificia, mentre il predecessore attendeva nella cappella. All’interno, dopo un lungo abbraccio con il suo successore, Benedetto XVI ha salutato uno a uno i neoporporati, parlando con ciascuno di loro. Quindi, invitato da Francesco, il Papa emerito ha guidato la preghiera. Infine insieme hanno impartito la benedizione e posato per la foto ricordo con i cinque.

In precedenza, nella basilica di San Pietro, i nuovi cardinali avevano rinnovato la professione di fede, giurando fedeltà e obbedienza al Pontefice e ai suoi successori attraverso la formula rituale che è stata letta dal cardinale Omella Omella. È seguita l’imposizione dello zucchetto e della berretta cardinalizia, con la consegna dell’anello da parte di Francesco: secondo l’ordine di creazione uno alla volta i nuovi porporati sono saliti all’altare della Confessione per ricevere le insegne della dignità cardinalizia e la bolla di assegnazione del titolo, a significare la partecipazione alla cura pastorale del vescovo di Roma per la sua diocesi: a Zerbo il titolo di Sant’Antonio di Padova in via Tuscolana, a Omella Omella quello di Santa Croce in Gerusalemme; ad Arborelius quello di Santa Maria degli Angeli; a Ling Mangkhanekhoun quello di San Silvestro in Capite; a Rosa Chávez, quello del Santissimo Sacramento a Tor de’ Schiavi. Al termine i cinque hanno scambiato con Francesco l’abbraccio di pace, secondo un gesto di fraternità che è stato rinnovato con i confratelli cardinali che hanno partecipato al rito. Tra loro il decano del Collegio cardinalizio Sodano, il vice decano Re e il segretario di Stato Parolin. Con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede erano gli arcivescovi Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, e Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati; i monsignori Borgia, assessore, e Bettencourt, capo del Protocollo. Molti i presuli e i prelati della Curia romana, tra cui l’arcivescovo Gänswein e monsignor Sapienza, reggente della Prefettura. Tutti presenti anche alla messa del giorno seguente. Hanno animato il rito — diretto da monsignor Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie — i canti della Cappella Sistina. 

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18 giugno 2019

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