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Nel segno
della croce

· Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri ·

Tra il 2001 e il 2014 sono stati 343 i missionari e gli operatori pastorali uccisi nel mondo. Solo l’anno scorso sono morte ventisei persone, di cui diciassette sacerdoti, un religioso, sei religiose, un seminarista e un laico. Sono queste le cifre, tragiche, che accompagnano la celebrazione della Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, promossa dal Movimento giovanile delle Pontificie opere missionarie (Pom).

Le cifre cui si accennava in precedenza sono da considerarsi in difetto, poiché si riferiscono solo ai casi accertati e di cui si è avuta notizia.

Nel decennio 1980-1989 — riferisce l’agenzia Fides — hanno perso la vita in modo violento 115 missionari. Il quadro riassuntivo degli anni 1990-2000 presenta un totale di 604 missionari uccisi.

Il numero risulta sensibilmente più elevato rispetto al decennio precedente soprattutto in conseguenza del genocidio del Rwanda, del 1994, che ha provocato 248 vittime accertate tra il personale ecclesiastico. Dal 1980 al 2014 le vittime sono invece state 1.062.

La Giornata per i missionari martiri, che si tiene ogni anno il 24 marzo, in coincidenza con l’anniversario dell’uccisione dell’arcivescovo di San Salvador, Oscar Arnulfo Romero, nasce per ricordare, con la preghiera e con il digiuno, tutti gli operatori pastorali che sono stati uccisi nel mondo versando il loro sangue per testimoniare il Vangelo. Il tema scelto per quest’anno è “Nel segno della croce”.

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17 agosto 2019

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