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Nel segno della Chiesa

· Cento anni fa, il 1° agosto 1911, nasceva Pericle Felici ·

Il nome dell’ecclesiastico ciociaro è legato al Vaticano II di cui fu il segretario generale

Il 1° agosto nasceva a Segni Pericle Felici, eminente figura della storia recente della Chiesa, arcivescovo titolare di Samosata (dal 1960), cardinale dal 1967, anno in cui fu nominato pro-presidente della Pontificia Commissione per la revisione del Codice di Diritto Canonico. Soprattutto, egli fu, in qualità di segretario generale, uno dei protagonisti del concilio Vaticano II.

Il cardinale Domenico Tardini segretario di Stato il 14 maggio 1959, a nome di Papa Giovanni XXIII, comunicò la nomina di segretario della Commissione antepreparatoria del concilio da lui presieduta a monsignor Pericle Felici. Persona molto stimata per la sua preparazione teologica e giuridica, per il suo servizio alla Chiesa come docente di teologia morale e di diritto all’università lateranense, uditore della Rota, presidente del tribunale di prima istanza del Vaticano, direttore spirituale del seminario e di molto giovani sacerdoti. Nello studio dei problemi andava all’essenziale, che esprimeva in chiara sintesi, e nell’azione univa ponderatezza e prontezza di esecuzione.

Felici ringraziò Tardini e si impegnò all’adempimento dell’incarico. Si preparò con la preghiera; celebrò la messa all’altare della Madonna della fiducia e ne invocò l’assistenza. Il 16 maggio, nella basilica di San Pietro, dinanzi all’altare della Confessione recitò il credo e invocò la protezione dei santi Pietro e Paolo. Nel giorno seguente, dopo i vespri della Pentecoste in San Pietro, chiede e ottenne una particolare benedizione del Papa.

Fu interprete intelligente, fedele esecutore e valido collaboratore di Tardini. La intesa tra i due fu piena; li univa l’amore al Papa e alla Chiesa. Quando Tardini si ammalò, Felici comunicò direttamente con il Papa. E la prima udienza (10 febbraio 1960) rimase scolpita nel suo cuore, «sprone a operare in perfetta abnegazione e ferma generosità per la Chiesa». La sua disponibilità fu piena e l’accordo pronto e perfetto.

Nutriva devozione al Vicario di Cristo; il pensiero del Papa era sacro ed eseguito fedelmente con prontezza; nulla fece senza il Papa o a sua insaputa. Seguendo l’esempio del Papa, pregava e faceva pregare per il concilio. Spesso celebrava la messa per invocare la divina benedizione.

Il 2 febbraio 1960 consacrò la sua vita al concilio. L’8 aprile annotò: «Ho offerto la mia vita al Signore con il Sommo Pontefice per il Concilio ecumenico, prospettandomi più il lavoro, la fatica, la croce che l’onore; nelle contrarietà, nelle umiliazioni spero di non aperire os meus come il buon Gesù».

Il 7 giugno 1960 il breve di nomina di segretario della Commissione centrale preparatoria del Concilio conferì a Felici i diritti e i privilegi dei segretari delle Congregazioni romane. Il 23 luglio ripetè l’offerta della sua vita per la Chiesa e per il concilio ecumenico.

Il periodo preparatorio fu molto complesso per il numero di organismi, per la molteplicità degli argomenti e per le tendenze diverse, che si manifestarono e si scontrarono. Felici, al di sopra delle parti, in collaborazione con il Papa si adoperò per il superamento dei contrasti e per l’accordo nella chiarezza e nella verità. Gli furono rivolti attacchi ingiustificati e malevoli da persone prevenute e da organi di stampa male informati. Il Papa lo sostenne, lo incoraggiò a proseguire il lavoro nella linea seguita e, terminata la preparazione, lo nominò segretario generale del concilio.

Ogni concilio è opera complessa; il Vaticano II lo è stato maggiormente per il particolare momento storico, per il numero dei padri presenti e per gli argomenti. Bisognava aspettarsi grandi prove, e le prove vennero. Nei primi mesi vi furono per il segretario generale tensioni, critiche ingiuste e malevoli. Felici sopportò con pazienza e offrì tutto al Signore. Nel dibattito restò al di sopra delle parti; non intervenne per sostenere l’una o l’altra tesi; si limitò a partecipare alle votazioni. La sua opera fu sempre quella di segretario generale, per il superamento dei contrasti; fu perciò punto di riferimento e riuscì ad assicurare la prosecuzione dei lavori.

Grande fu il suo dispiacere per la morte (3 giugno 1963) di Giovanni XIII; ne aveva sperimentato la bontà e aveva devozione per lui. Qualcuno auspicò la sospensione del concilio; qualche altro sperava cambiamenti. Nell’attesa Felici continuò il suo lavoro.

Il 21 giugno fu eletto Papa l’arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini. Paolo VI annunziò il proseguimento del concilio. Confermò Felici segretario generale e ne lodò l’operato. Anche con il nuovo Papa l’intesa fu piena. Felici con lo stesso spirito proseguì il suo servizio, al di fuori di ogni schieramento, contribuendo all’approvazione dei documenti. Cultore della legge e della regolarità, nell’adempimento del suo compito aveva come norma assoluta la volontà del Papa, ne era fedele esecutore e non se ne discostava. Con amore alla Chiesa e al Papa offrì ogni sacrificio al Signore per il buon esisto del concilio.

Il moderatore cardinale Leone Giuseppe Suenens nell’ultima congregazione generale (6 dicembre 1965) ringraziò il segretario generale e ne lodò le doti da tutti ammirate, l’insigne chiarezza, l’indefettibile pazienza, la conoscenza del latino e la prontezza nel servire. Dopo la lettura del breve di chiusura dell’assise ecumenica (6 dicembre 1965), Paolo VI abbracciò il segretario generale e gli rivolse parole di compiacimento e di ringraziamento. Felici disse: «Tutto a lode di Dio». Questa fu la disposizione di spirito nel ministero sacerdotale ed episcopale.

Morì improvvisamente, per infarto cardiaco, il 22 marzo 1982 a Foggia, dopo aver presieduto alla sacra celebrazione in onore della Madonna. Nel rito esequiale, in San Pietro, Giovanni Paolo II disse che Felici, segretario generale del concilio ecumenico Vaticano II, era stato uno dei protagonisti: «Tutta l’attività, da lui svolta nella sua vita, cioè prima, durante e dopo il Concilio, corrisponde a quella nota che fu specifica del Vaticano II: la nota dell’ecclesialità. Davvero il concilio della Chiesa ebbe nel suo segretario il servitore della Chiesa, per la quale operò attivamente, disinteressatamente, nel suo impegno di scoprire, insieme con l’assemblea dei fratelli vescovi, i genuini e originari lineamenti della Chiesa di Cristo, sacramento di salvezza e di unità per le genti».

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