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Nel segno
del santo vescovo di Myra

· Settantamila fedeli hanno pregato a Bari con Francesco e i patriarchi orientali ·

A Bari c’è un faro ancora più luminoso di quello di Punta San Cataldo: è il vescovo Nicola, santo della Chiesa indivisa. Il suo ricordo è caro sia ai cattolici, che qui dal 1087 ne custodiscono le spoglie mortali, sia agli ortodossi e ai protestanti. Non c’è cristiano che non sappia dove si trova questa città affacciata sull’Adriatico che, sabato mattina, 7 luglio, è diventata il crocevia dell’ecumenismo e della solidarietà nei confronti delle sorelle e dei fratelli che vivono in Medio oriente.

«Su di te sia pace — Cristiani insieme per il Medio oriente»: questo lo slogan dell’appuntamento che ha aggiunto un altro passo sul cammino dell’unità. Un gesto di condivisione delle sofferenze e delle difficoltà in cui si trovano le comunità mediorientali. Nel capoluogo pugliese, laboratorio di dialogo e incrocio di razze, culture e religioni, che ha sempre guardato al Levante, il cuore è rappresentato dalla romanica basilica di San Nicola, nella città vecchia, dove davanti a Papa Francesco sono sfilati a uno a uno i diciannove capi delle Chiese e delle comunità ecclesiali del Medio oriente che hanno accettato il suo invito a condividere insieme una giornata di preghiera e di riflessione. Sceso dall’automobile utilizzata dopo l’atterraggio del suo elicottero in piazzale Cristoforo Colombo — accompagnato lungo il breve tragitto dall’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Francesco Cacucci — il Pontefice li ha accolti con un saluto fraterno sul sagrato. Una volta entrato nel tempio officiato dai domenicani sin dal 1951, a dargli il benvenuto è stato il rettore Giovanni Distante con la comunità dei frati predicatori.

Per una mattina gli occhi del mondo sono stati rivolti su questi luoghi così ricchi di storia e di devozione. La sorte dei cristiani che vivono nei Paesi del Medio oriente è dipesa anche da questo incontro, voluto fortemente da Papa Francesco, su sollecitazione di diverse Chiese e patriarchi cattolici d’Oriente. Ogni capo di Chiesa e comunità ecclesiale che oltrepassava la soglia della basilica per scendere nella cripta di San Nicola rappresentava un mondo, con una propria storia costellata di sofferenza, speranza, gioia e difficoltà. Per un attimo tutte queste realtà sono state come sospese e presentate ai piedi del corpo del santo vescovo di Myra. Il Papa insieme con i patriarchi intervenuti ha sostato in venerazione delle reliquie: si è inginocchiato, fino a chinarsi a terra, in un momento di intenso raccoglimento. È seguita l’accensione della lampada uniflamma: un gesto che voleva auspicare il ritorno all’unità tra tutti i cristiani. C’era nell’atmosfera una sorta di nostalgia della perduta unità visibile della Chiesa, mentre Papa Francesco faceva ardere lo stoppino. Prima di lui avevano compiuto questo gesto simbolico nel 1984 Giovanni Paolo II col metropolita di Myra Crisostomo Konstantinidis, e nel 2016 il patriarca ecumenico Bartolomeo. Anche la forma della lucerna vuole sottolineare l’anelito all’unità. Si tratta di una caravella sulla quale è collocato il busto del santo taumaturgo che sorregge due lampade fuse insieme che convergono al centro in un unico fuoco. Simboleggiano l’unica fede cattolica e ortodossa, alimentata da due tradizioni, quella orientale e quella occidentale. Donata nel 1936 dall’associazione romana di San Nicola alla basilica nell’ambito della quarta settimana Pro oriente christiano, fu benedetta e accesa per la prima volta da Pio XI.

Dopo la venerazione delle reliquie del santo, Papa Francesco e i capi delle Chiese e comunità ecclesiali del Medio oriente, si sono trasferiti a bordo di un pullman aperto sul lungomare, dove sulla Rotonda in largo Giannella si è svolta la preghiera comune. È stato il momento pubblico di questo incontro ecumenico, cui hanno partecipato circa settantamila fedeli elevando all’unisono le preghiere in varie lingue. Durante il rito diretto da monsignor Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, assistito dal cerimoniere Ján Dubina, hanno prestato servizio gli alunni di teologia del pontificio seminario regionale di Molfetta. Le letture sono state proclamate la prima in italiano da un fedele di Bari, la seconda in francese da una suora libanese, il Vangelo in arabo da un diacono ortodosso. Le intercessioni sono state idealmente rivolte verso l’Oriente, dove i cristiani sono costretti all’esodo, specialmente in Siria, dove secondo le statistiche fornite dalla Catholic near East welfare (Cnewa), in sette anni si è passati da due milioni e duecentomila a un milione e duecentomila. L’invocazione al Padre per la pace in Medio oriente è stata il leitmotiv di tutto l’incontro, per lanciare un messaggio univoco: nessun cristiano che soffre in quelle terre sarà lasciato solo.

Significativa l’intenzione affinché «un nuovo spirito di solidarietà e di riconciliazione sorga in tutti i settori della società e conduca alla pace e all’armonia senza discriminazioni e ingiustizia». La recita del Padre nostro, ognuno nella propria lingua, ha suggellato questo intenso momento sfociato nello scambio e nell’impegno per la pace.

Una ventina tra giovani (in rappresentanza dei tredici vicariati dell’arcidiocesi), fedeli impegnati nella Caritas e due coppie di fidanzati che nei prossimi mesi celebreranno il sacramento del matrimonio, hanno quindi consegnato delle candele accese al Papa e ai capi delle Chiese e comunità ecclesiali presenti, i quali le hanno poi collocate su un piedistallo per rimarcare la necessità della pace.

Il Pontefice e i suoi accompagnatori sono poi tornati in pullman nella basilica, centro di tutto l’incontro. In quella che è l’unica chiesa al mondo dove sullo stesso altare si può celebrare sia la messa di rito latino, sia la divina liturgia degli ortodossi. Dal 1966, infatti, nella cripta, è stato creato un luogo di culto ortodosso, una piccola cappellina, che nel corso degli anni è diventata insufficiente per accogliere i sempre più numerosi ortodossi che arrivano in terra di Puglia per venerare san Nicola.

Circa due ore e mezza è durato il colloquio a porte chiuse tra il Pontefice e i capi delle Chiese e comunità ecclesiali. Una tavola rotonda in cui sedevano a fianco a fianco, cattolici, ortodossi e protestanti. Non un “concilio” come quello che si svolse nel 1098, quando, a pochi anni dallo scisma d’Oriente, nella stessa basilica, alla presenza di Urbano II e di circa centottantacinque vescovi, tra cui sant’Anselmo, si cercò di far ripartire il dialogo tra latini e greci, ma una manifestazione della vocazione ecumenica del luogo e della città. E mentre i leader religiosi dialogavano tra loro i fedeli all’esterno si sono raccolti in preghiera per sostenere l’incontro stesso.

E quando Francesco ha aperto le porte della basilica e insieme con i patriarchi ha preso forma un gesto di solidarietà nei confronti delle nuove generazioni del Medio oriente alle quali troppo spesso è stata sottratta la speranza di un mondo migliore: sono state liberate verso il cielo venti colombe che erano state presentate da bambini e giovani della Città dei ragazzi di Mola di Bari: si tratta di un’opera educativa per minori in difficoltà, composta da due comunità famigliari per residenti e da un centro diurno polivalente.

L’ultimo appuntamento è stato il pranzo in arcivescovado con i patriarchi, nella circostanza il Papa ha lasciato in dono ai presenti una formella con il logo della visita. Quindi, nel pomeriggio, è ripartito in elicottero alla volta del Vaticano. È decollato dallo stesso piazzale Cristoforo Colombo, dove era arrivato alle 8.15, accolto tra gli altri dal presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, dal prefetto di Bari, Marilisa Magno, dal sindaco della città, Antonio Decaro, il quale prima del congedo ha donato un cofanetto contenente la registrazione delle immagini di un concerto svoltosi nella basilica di San Nicola, una terracotta raffigurante il santo di Myra, un ramoscello di ulivo e una bottiglietta d’olio. Il dvd della fondazione Frammenti di luce, dal titolo «Nikolaos - tra Oriente e Occidente», è un omaggio a quanti nel mondo venerano il santo vescovo, del quale è stata realizzata per l’occasione una terracotta policroma su fondo grafico. Il ramoscello d’ulivo, è stato fatto a mano e simboleggia la terra di Puglia e la riconciliazione tra i popoli. L’olio è prodotto da una masseria didattica della regione.

Si è conclusa così questa giornata che ha voluto unire Occidente e Oriente nel segno della solidarietà verso i cristiani della regione Mediorientale. Il Papa si è fatto pellegrino insieme con i capi delle Chiese e delle comunità ecclesiali, come fanno ogni anno migliaia di fedeli che affollano la tomba del vescovo di Myra. Un santo veramente universale, basti pensare alle centinaia di chiese a lui dedicate in tutti i paesi cristiani e in quelli del Nuovo mondo, oppure alla tradizione ortodossa di collocare nelle case la sua icona poco sotto quella della Madre di Dio. A tale proposito va ricordato che dopo lo storico incontro a Cuba di Papa Francesco con il patriarca di Mosca, il 12 febbraio 2016, è stato possibile il trasferimento di una parte delle reliquie del santo dal 21 maggio al 28 luglio 2017 alla Chiesa ortodossa russa. Si è trattato di un avvenimento eccezionale perché nei novecentotrenta anni della permanenza delle reliquie a Bari, non erano mai uscite dalla città. Oltre due milioni e mezzo di pellegrini hanno potuto venerarle a Mosca e a San Pietroburgo.

dal nostro inviato Nicola Gori

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