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Nel segno del dialogo con l’islam

· Papa Francesco in Marocco il 30 e il 31 marzo ·

Il dialogo con l’islam, la vicinanza ai migranti e il sostegno alla piccola comunità cattolica: questi i temi principali della visita del Papa in Marocco del 30 e 31 marzo prossimi, durante la quale pronuncerà tre discorsi in italiano e un’omelia in spagnolo. Un viaggio «molto concentrato, ben articolato, pieno di appuntamenti; intenso perché breve ma tuttavia molto significativo» lo ha definito, presentandolo giovedì 28 nella Sala stampa della Santa Sede, il direttore “ad interim” Alessandro Gisotti.

Immigrati dell'Africa sub-sahariana nella cattedrale di Rabat (Afp)

Il paese nordafricano sarà il 42° visitato nei 28 viaggi finora compiuti da Francesco, il terzo in Africa, secondo nella regione — dopo l’Egitto nell’aprile 2017 — e anche il secondo consecutivo in una nazione a stragrande maggioranza musulmana, dopo che appena due mesi fa si era recato negli Emirati Arabi Uniti. Questi due viaggi sono legati dalla ricorrenza dell’ottavo centenario dell’incontro tra san Francesco e il Sultano, che in Marocco coincide anche con gli anni di presenza francescana sul territorio.

Dunque ancora una volta tra le priorità del Pontificato viene rimarcata l’importanza del dialogo con l’islam, in una nazione che ha fatto della tolleranza e del contrasto all’integralismo radicale la propria bandiera. Merito soprattutto del sovrano Mohammed vi, che essendo anche “Principe dei credenti” (Amîr al-Mu’minîn), soprattutto dopo gli attacchi terroristici a Casablanca nel 2003, ha promosso una politica volta a stemperare le tendenze radicali e a contrastare l’esclusione e l’emarginazione dei giovani. Un’opera che ha fatto di quella marocchina una nazione all’avanguardia nel rispetto dei diritti delle minoranze religiose — ne è un esempio la Dichiarazione di Marrakesh del 2016 sul tema della piena cittadinanza dei non musulmani — e di quelli delle donne: nel 2004 il parlamento ha approvato il nuovo codice di famiglia, la mudawwana, per eliminare gli ostacoli alla parità di genere. Del resto i governanti puntano — nonostante le grandi difficoltà tuttora presenti soprattutto nelle zone rurali dove più forte è la povertà — alla modernizzazione di un paese che intende proporsi sulla scena internazionale quale punto di riferimento anche su temi di attualità come la difesa dell’ambiente — nel 2016 si è tenuta a Marrakech la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (Cop22) — e le migrazioni: sempre a Marrakech, nel dicembre 2018, si è svolta la Conferenza intergovernativa per l’adozione del Global compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare.

Sulle orme di Giovanni Paolo II che nell’agosto 1985, a Casablanca incontrò i giovani musulmani sunniti, Papa Francesco trascorrerà poco più di ventiquattro ore a Rabat, incontrando dapprima le autorità e il popolo marocchini: 34 milioni di abitanti, cui vanno aggiunti i circa cinque milioni residenti all’estero.

Il programma prevede all’arrivo, sabato pomeriggio, nell’aeroporto di Rabat-Salé l’accoglienza ufficiale da parte del re Mohammed vi. La cerimonia di benvenuto si svolgerà invece, subito dopo, nella spianata della Tour Hassan, ove il sovrano e il Pontefice giungeranno a bordo di due vetture scoperte. Entrambi pronunceranno un discorso rivolto al popolo del Marocco prima che Francesco visiti il mausoleo di Mohammed v, considerato “il padre della moderna nazione marocchina”.

Successivamente renderà la visita di cortesia al capo dello Stato recandosi in automobile al Dar el Makhzen, residenza ufficiale del sovrano, che quest’anno festeggia il ventennale dell’intronizzazione. Sempre in macchina Francesco si recherà poi all’istituto per la formazione degli imam, predicatori e predicatrici, voluto nel 2015 proprio da re Mohammed vi, come spazio di studi per guide religiose, uomini e donne soprattutto giovani, provenienti anche dall’Africa subsahariana e dall’Europa. Infine, ultima tappa della giornata, sarà l’incontro con i migranti presso la Caritas diocesana di Rabat, dov’è previsto il secondo discorso del Papa, prima che si ritiri nella sede della nunziatura apostolica per il pernottamento.

La giornata successiva sarà dedicata alla Chiesa locale che conta circa 25.000 fedeli: al mattino Francesco raggiungerà Témara, a quindici chilometri a sud della capitale, dove si trova il centro rurale di servizi sociali gestito dalle Figlie della carità di San Vincenzo de’ Paoli, per salutare i bambini che vi sono assistiti. Quindi, al rientro a Rabat, nella cattedrale intitolata a San Pietro guiderà la recita dell’Angelus alla presenza del clero, dei religiosi e di esponenti del Consiglio ecumenico delle Chiese, in rappresentanza delle altre confessioni cristiane presenti nel paese. Infine dopo aver pranzato con i due arcivescovi del Marocco — quello di Rabat e quello di Tanger — e con gli ecclesiastici del suo seguito, il Pontefice celebrerà nel pomeriggio la messa della quarta domenica di Quaresima nell’arena del complesso sportivo Principe Moulay Abdellah, ultimo appuntamento pubblico prima della cerimonia di congedo allo scalo di Rabat.

di Gianluca Biccini

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20 agosto 2019

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