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Nel rispetto di diritti e doveri

· Il Papa alla plenaria del dicastero per i migranti invita alla corresponsabilità internazionale ·

Una questione che coinvolge l'intera famiglia dei popoli

Perché la libera circolazione degli individui favorisca la costruzione di una società basata sulla pace, è necessario che gli Stati assumano la comune responsabilità di assicurare il rispetto dei diritti e dei doveri sia dei migranti sia delle comunità di accoglienza. Lo ha ricordato il Papa ai partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, ricevuti in udienza venerdì mattina, 28 maggio, nella Sala Clementina.

Signori Cardinali,

Venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,

cari fratelli e sorelle!

Con grande gioia vi accolgo in occasione della Sessione Plenaria del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. Saluto il Presidente del Dicastero, Mons. Antonio Maria Vegliò, che ringrazio per le parole di lieta cordialità, il Segretario, i Membri, i Consultori e gli Officiali. A tutti rivolgo l'augurio di un proficuo lavoro.

Avete scelto come tema per questa Sessione quello della « Pastorale della mobilità umana oggi, nel contesto della corresponsabilità degli Stati e degli Organismi Internazionali ». La circolazione delle persone è da tempo oggetto di convenzioni internazionali, che mirano a garantire la protezione dei diritti umani fondamentali e a combattere la discriminazione, la xenofobia e l'intolleranza. Si tratta di documenti che forniscono principi e tecniche di tutela sovranazionali.

È apprezzabile lo sforzo di costruire un sistema di norme condivise che contemplino i diritti e i doveri dello straniero, come pure quelli delle comunità di accoglienza, tenendo conto, in primo luogo, della dignità di ogni persona umana, creata da Dio a sua immagine e somiglianza (cfr. Gen 1, 26). Ovviamente, l'acquisizione di diritti va di pari passo con l'accoglienza di doveri. Tutti, infatti, godono di diritti e doveri non arbitrari, perché scaturiscono dalla stessa natura umana, come afferma l'Enciclica Pacem in terris del beato Papa Giovanni XXIII: «ogni essere umano è persona, cioè una natura dotata di intelligenza e di volontà libera; e quindi è soggetto di diritti e di doveri che scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa natura: diritti e doveri che sono perciò universali, inviolabili, inalienabili» (n. 5). La responsabilità degli Stati e degli Organismi Internazionali, pertanto, si esplica specialmente nell'impegno di incidere su questioni che, fatte salve le competenze del legislatore nazionale, coinvolgono l'intera famiglia dei popoli, ed esigono una concertazione tra i Governi e gli Organismi più direttamente interessati. Penso a problematiche quali l'ingresso o l'allontanamento forzato dello straniero, la fruibilità dei beni della natura, della cultura e dell'arte, della scienza e della tecnica, che a tutti deve essere accessibile. Non si deve poi dimenticare l'importante ruolo di mediazione affinché le risoluzioni nazionali e internazionali, che promuovono il bene comune universale, trovino accoglienza presso le istanze locali e si ripercuotano nella vita quotidiana.

In tale contesto, gli ordinamenti a livello nazionale e internazionale che promuovono il bene comune ed il rispetto della persona incoraggiano la speranza e gli sforzi per il raggiungimento di un ordine sociale mondiale basato sulla pace, sulla fraternità e sulla cooperazione di tutti, nonostante la fase critica che le istituzioni internazionali stanno attraversando, impegnate a risolvere le questioni cruciali della sicurezza e dello sviluppo, a beneficio di tutti. È vero che, purtroppo, assistiamo al riemergere di istanze particolaristiche in alcune aree del mondo, ma è pure vero che ci sono latitanze ad assumere responsabilità che dovrebbero essere condivise. Inoltre, non si è ancora spento l'anelito di molti ad abbattere i muri che dividono e a stabilire ampie intese, anche mediante disposizioni legislative e prassi amministrative che favoriscano l'integrazione, il mutuo scambio e l'arricchimento reciproco. In effetti, prospettive di convivenza tra i popoli possono essere offerte tramite linee oculate e concertate per l'accoglienza e l'integrazione, consentendo occasioni di ingresso nella legalità, favorendo il giusto diritto al ricongiungimento familiare, all'asilo e al rifugio, compensando le necessarie misure restrittive e contrastando il deprecabile traffico di persone. Proprio qui le diverse organizzazioni a carattere internazionale, in cooperazione tra di loro e con gli Stati, possono fornire il loro peculiare apporto nel conciliare, con varie modalità, il riconoscimento dei diritti della persona e il principio di sovranità nazionale, con specifico riferimento alle esigenze della sicurezza, dell'ordine pubblico e del controllo delle frontiere.

I diritti fondamentali della persona possono essere il punto focale dell'impegno di corresponsabilità delle istituzioni nazionali e internazionali. Esso, poi, è strettamente legato all'«apertura alla vita, che è al centro del vero sviluppo», come ho ribadito nell'Enciclica Caritas in veritate (cfr. n. 28), dove pure facevo appello agli Stati affinché promuovano politiche in favore della centralità e integrità della famiglia (cfr. ibid ., n. 44). D'altro canto, è evidente che l'apertura alla vita e i diritti della famiglia devono essere ribaditi nei diversi contesti, poiché «in una società in via di globalizzazione, il bene comune e l'impegno per esso non possono non assumere le dimensioni dell'intera famiglia umana, vale a dire della comunità dei popoli e delle Nazioni» ( ibid., n. 7). L'avvenire delle nostre società poggia sull'incontro tra i popoli, sul dialogo tra le culture nel rispetto delle identità e delle legittime differenze. In questo scenario la famiglia mantiene il suo ruolo fondamentale. Perciò la Chiesa, con l'annuncio del Vangelo di Cristo in ogni settore dell'esistenza, porta avanti «l'impegno... a favore non solo dell'individuo migrante, ma anche della sua famiglia, luogo e risorsa della cultura della vita e fattore di integrazione di valori», come ho riaffermato nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato dell'anno 2006.

Cari fratelli e sorelle, spetta anche a voi sensibilizzare verso forme di corresponsabilità le Organizzazioni che si dedicano al mondo dei migranti e degli itineranti. Questo settore pastorale è legato a un fenomeno in continua espansione e, quindi, il vostro ruolo dovrà tradursi in risposte concrete di vicinanza e di accompagnamento pastorale delle persone, tenendo conto delle diverse situazioni locali. Su ciascuno di voi invoco la luce dello Spirito Santo e la materna protezione della Madonna, rinnovando il mio ringraziamento per il servizio che rendete alla Chiesa e alla società. L'ispirazione del Beato Giovanni Battista Scalabrini, definito «Padre dei migranti» dal Venerabile Giovanni Paolo II e di cui ricorderemo i 105 anni della nascita al cielo il prossimo 1° giugno, illumini la vostra azione a favore dei migranti e degli itineranti e vi sproni ad una carità sempre più attenta, che testimoni loro l'amore indefettibile di Dio. Da parte mia vi assicuro la preghiera, mentre di cuore vi benedico.

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