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Vivere con misericordia

· ​Concluso in Benin il pellegrinaggio mariano nazionale ·

«Non è l’appartenenza a un popolo, a una razza, a una pratica religiosa che ci dà la garanzia di entrare nel regno di Dio. Non ci si può vantare di presunti legami con Gesù, come aver predicato nel suo nome, aver esercitato delle responsabilità ecclesiali. L’accesso al regno sarà dato solo a quelli che durante la loro vita avranno fatto del bene»: parole del cardinale arcivescovo di Ouagadougou, Philippe Nakellentuba Ouédraogo, pronunciate ieri, domenica 21 agosto, durante la solenne concelebrazione eucaristica che ha concluso il pellegrinaggio mariano nazionale della Chiesa in Benin nel santuario di Nostra Signora di Arigbo a Dassa-Zoumé. Con lui, attorno all’altare, c’erano tutti i presuli del Benin, il nunzio apostolico in Benin e in Togo, arcivescovo Brian Udaigwe, e circa quattrocento presbiteri. Il tema del pellegrinaggio di quest’anno era «Maria, mater misericordiae».
Davanti a più di quindicimila fedeli (provenienti dai Paesi limitrofi come Niger, Burkina Faso, Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio, ma anche da Francia e Italia), il porporato ha ricordato che «rivendicare il titolo di discepoli di Gesù, dirsi cristiani non serve a niente se non cambiamo atteggiamento, se non ci convertiamo a vivere secondo il Vangelo dell’amore e della misericordia». Il discepolo, il cristiano autentico — ha aggiunto Ouédraogo — è «colui che si sforza di “entrare dalla porta stretta”, di vivere secondo i valori del Vangelo di amore e di misericordia, secondo l’insegnamento della Chiesa, la volontà.

di Jean-Baptiste Sourou

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12 novembre 2019

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