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Nel paese delle rose

· La prima giornata del viaggio ·

Un abbraccio fraterno; il bacio dell’encolpion, il medaglione pettorale del Patriarca ortodosso, da parte del Papa; un prolungato scambio di saluti, quasi sussurrati, prima dei discorsi ufficiali, nel silenzio rotto solo dal rumore delle macchine fotografiche: è iniziato così, in un clima formale, ma di grande cordialità, domenica mattina l’incontro tra Francesco e Neofit, il momento più atteso della prima giornata del Pontefice nel “paese delle rose”. Un avvenimento — diciassette anni dopo l’abbraccio tra Giovanni Paolo II e Maxim — che ha subito scandito la dimensione ecumenica di questo viaggio di Francesco nei Balcani.

L’incontro tra il Pontefice e il Patriarca di tutta la Bulgaria e metropolita di Sofia si è svolto nel Palazzo del Sinodo, nella capitale bulgara, un edificio costruito nel 1908 e sede della Chiesa ortodossa del paese, la principale per numero di fedeli. Ad accogliere il Papa all’ingresso principale è stato il metropolita dell’Europa occidentale e centrale, Antonio, che lo ha poi accompagnato nella sala al primo piano dove Francesco ha incontrato Neofit, alla presenza dei membri del Santo sinodo — tra i quali Simeone II, re di Bulgaria dal 1943 al 1946 — e degli ecclesiastici del seguito papale.

A ricordo della visita, Francesco ha donato al patriarca una preziosa riproduzione del Codex Pauli edito in occasione del bimillenario della nascita dell’apostolo delle genti, arricchito con fregi, miniature e illustrazioni provenienti da manoscritti dell’abbazia romana di San Paolo fuori le Mura. Neofit ha ricambiato con un grande quadro raffigurante la cattedrale patriarcale di San Alexander Nevsky, la principale chiesa ortodossa della Bulgaria e la seconda più grande dell’intera penisola balcanica, preceduta soltanto dal Tempio di San Sava a Belgrado.

E proprio nella vicina cattedrale, accompagnato dal metropolita Antonio, Francesco si è recato a piedi per uno dei momenti spiritualmente più intensi del viaggio: un omaggio ai santi Cirillo e Metodio, compatroni d’Europa, i due evangelizzatori della terra slava, particolarmente venerati nel Paese e che rappresentano un ponte spirituale tra le Chiese di oriente e occidente.

Dopo aver sostato dinanzi a una icona che li ritrae, posta a metà della navata, il Papa ha raggiunto l’altare conosciuto come il Trono dei Santi Cirillo e Metodio, soffermandosi alcuni minuti, seduto da solo, in preghiera silenziosa. Prima di uscire, un’altra breve sosta dinanzi a un’icona mariana e la firma del libro d’oro, sotto la frase Pacem in terris, il motto di questo viaggio tratto dal titolo dell’enciclica di san Giovanni XXIII, un altro santo molto amato in Bulgaria, dove, ancora giovane, fu visitatore apostolico e primo delegato apostolico.

Dopo questo momento privato il Pontefice ha raggiunto l’area dell’antica chiesa di Santa Sofia sulla piazza Alexander Nevsky, dove era stato allestito il podio con l’icona della Santa Madre di Dio, proveniente da Nesebar, molto cara a monsignor Angelo Roncalli, tanto che, prima di lasciare la Bulgaria, sostituì il nome della sua sede episcopale titolare con quello della città di Nesebar, mantenendolo fino alla nomina a patriarca di Venezia.

Da qui, dopo aver salutato molti dei fedeli presenti, circa tremila, il Papa ha recitato la preghiera mariana del Regina caeli. E prima di raggiungere la nunziatura apostolica per il pranzo, ha salutato gli esponenti delle varie confessioni religiose della Bulgaria, la cui presenza ha sottolineato un’altra dimensione di questo viaggio, quella del dialogo interreligioso.

Nel pomeriggio, sotto un timido sole a bucare le nubi incombenti dalla mattina sulla capitale, l’ultimo appuntamento della giornata, ma il più importante per la piccola comunità cattolica: la celebrazione della messa nella piazza Knyaz Alexandar i, alla quale hanno partecipato circa settemila fedeli giunti da tutto il paese. Una comunità in festa ha accolto con canti il Pontefice che con la papamobile ha percorso il cuore della capitale, prima di attraversare la piazza per salutare i presenti.

Con il Papa hanno concelebrato i tre presuli della Bulgaria — i monsignori Christo Proykov, esarca di Sofia e presidente della Conferenza episcopale nazionale, Gheorgh Ivanov Jovčev, vescovo di Sofia e Plovdiv, e Petko Jordanov Christov, vescovo di Nicopoli — e numerosi sacerdoti, la maggior parte dei quali di rito bizantino, qui maggioritario, insieme a molti francescani conventuali di Pleven e agli ecclesiastici del seguito papale.

Al termine della celebrazione l’arcivescovo Proykov ha rivolto al Papa un breve saluto, donandogli una copia dell’icona della Santa Madre di Dio di Nesebar.

Infine, prima di tornare in nunziatura, dove Francesco ha pernottato, un fuori programma: richiamato dall’entusiasmo di un gruppo di giovani, il Pontefice si è avvicinato loro. «Siete giovani, voi sapete fare chiasso. Ma — ha detto loro — vi faccio una domanda: sapete fare silenzio nel cuore e trovare nel cuore i sentimenti più nobili? Questo è bello, è un modo di pregare. Ma continuate a fare chiasso. Ma sempre chiasso e sempre fare un po’ di silenzio».

La visita del Papa in Bulgaria era iniziata alle 9.50 del mattino, quando l’aereo papale è atterrato allo scalo internazionale di Sofia. Come consuetudine sono saliti a bordo del velivolo Alitalia il nunzio apostolico e il capo del Protocollo, per porgere il primo saluto al Pontefice.

Sceso dall’aereo, Francesco è stato accolto dal primo ministro, Bojko Borisov, e da quattro bambini in abiti tradizionali che gli hanno porto un omaggio floreale. Il Pontefice e il capo del governo hanno poi raggiunto la sala vip del Governmental Lounge per un breve colloquio. Subito dopo il Papa si è recato in auto al palazzo presidenziale, accolto dal capo dello Stato, Rumen Georgiev Radev. La cerimonia di benvenuto — con gli onori alle bandiere, gli inni nazionali, la guardia d’onore e la presentazione delle delegazioni — si è tenuta nella piazza Atnas Burov, antistante l’edificio. All’interno del quale si è svolta la successiva visita di cortesia al presidente della Repubblica, al quale per l’occasione Francesco ha donato una riproduzione su pergamena del Breve di nomina di monsignor Roncalli a delegato apostolico nel Regno di Bulgaria (16 ottobre 1931), realizzata dall’Archivio segreto vaticano, con il duplicato di una fotografia che ritrae il futuro Giovanni xxiii circondato dal clero cattolico e ortodosso a Sofia nel 1934. Il presidente ha ricambiato con un crocifisso intagliato nel legno di un noce secolare.

Successivamente, Francesco e Radev hanno raggiunto nuovamente piazza Burov per l’incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico. Dopo il saluto del presidente, il Pontefice ha pronunciato il suo primo discorso, sottolineando la vocazione di questa terra a favorire l’incontro tra culture e religioni diverse.

Una giornata intensa, dunque, quella del Papa in Bulgaria, come del resto le due che seguiranno, come aveva sottolineato lo stesso Francesco durante il volo decollato da Roma-Fiumicino, salutando i giornalisti che lo accompagnano: «Sarà un viaggio breve, appena tre giorni, ma gli organizzatori l’hanno fatto molto fitto. Approfittiamo di questo. Grazie per il vostro lavoro e la vostra compagnia». E come di consueto li ha salutati tutti, ricevendo anche alcuni doni, tra i quali la maglietta della nazionale di calcio dei senza tetto della Bulgaria. E quando gli hanno parlato della seconda domenica con le chiese chiuse in Sri Lanka, ha commentato: «Ci sono più martiri oggi che un tempo».

dal nostro inviato
Gaetano Vallini

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19 novembre 2019

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