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​Nel paese delle meraviglie a portata di mano

· ​Il segreto del successo dei romanzi di Haruki Murakami ·

Considero Haruki Murakami (Kyoto, 1949), insieme a Milan Kundera e a György Konrad, uno dei migliori scrittori viventi. Non solo perché i suoi romanzi mi prendono e mi affascinano, ma anche perché m’ispirano e mi spingono a pensare sia alla trama o all’argomento che propongono sia, e soprattutto, all’intelligenza narrativa con cui sono composti. “Funzionare” non è un verbo che mi piace particolarmente, ma i romanzi di questo scrittore giapponese di successo sono autentici ingranaggi ai quali tale verbo sembra calzare perfettamente. Come se qualcuno non si stancasse mai di oliare tutti i loro dispositivi, i romanzi di Murakami fluiscono, si espandono e conquistano, nel loro percorso, il cuore di milioni di lettori. Chiaro, ho dovuto chiedermi il perché.

Haruki Murakami

Per la sua ambizione. Per la sua vista d’aquila. Murakami si è chiesto qual è il senso di narrare storie in un mondo come il nostro. Dal momento in cui, come lui stesso ha dichiarato, il suo tema è sempre la realtà, gli interessa soprattutto qual è e com’è la frontiera tra ciò che si chiama finzione e ciò che si chiama mondo reale, un mondo che, nei suoi romanzi, inizia sempre a creparsi e dalle cui crepe emergono le cose più magiche e inattese (come in “Piccola gente dalla bocca aperta di una capra morta”, nella sua opera più importante 1Q84).

Murakami non sceglie i suoi temi guardando solo a se stesso: è un romanziere assorto in sé ma non egocentrico. Non affronta solo questioni universali come la ricerca dell’amore, i limiti del libero arbitrio o il desiderio di vendetta, come fecero a loro tempo romanzieri del calibro di Dostoevskij o Tolstoj, con i quali non esiterei a imparentarlo, ma si domanda anche che cosa di preciso nella nostra epoca si deve narrare e in che modo. Pur restando con i piedi per terra, lo sguardo di Murakami, al momento di rispondere a questa domanda, va così lontano da commuovere e persino sconcertare.

I suoi romanzi funzionano perché in essi viene presentato un mondo pieno di ambiguità e di contraddizioni in cui abitano esseri che non desistono dal loro anelito di purezza e di perfezione. Entrambi i poli, quello dell’ambiguità e quello della purezza, sono importanti, ed è proprio la loro esplosiva congiunzione a far sì che l’impianto narrativo, tanto contrastato, risulti estremamente efficace.

Tutti i personaggi di Murakami posso essere feriti — disillusi, colpiti — ma non per questo smettono di aspirare a una certa eccellenza e a un ideale che, da un punto di vista puramente logico e razionale, risulta insensato. Detto in modo più semplice: tutta la realtà è sporca, anche il cuore dell’uomo, ma non per questo il cuore umano smette di guardare a ciò che non è contaminato, al sublime. Consapevolmente o inconsapevolmente, l’aspirazione dei personaggi, a partire dalla fragilità e dall’incoerenza della realtà in cui si muovono, genera in segreto la complicità e l’interesse dei lettori, a prescindere dalla loro età e dalla loro provenienza.

Questo anelito di purezza e di pienezza nei romanzi di Murakami si percepisce soprattutto nelle storie d’amore, e tutte le sue opere sono in ultima istanza — e anche in prima — storie d’amore. Le trame possono sembrarci complicatissime (e lo sono), ma dietro il groviglio dei fatti e degli episodi ci sono sempre tre o quattro grandi temi e, dietro di essi, al loro interno, una storia d’amore; esseri solitari alla ricerca di una compagnia che un giorno hanno intravisto come possibile, fantasmi alla ricerca dell’unità.

Come avviene nella fantascienza di qualità, le fantasie murakaniane sono sempre esplorazioni nel limite della possibilità dell’umano, e perciò in tal senso risultano d’interesse universale.

Era da molto tempo che nel panorama della narrativa mondiale non nasceva un autentico creatore di favole e miti. Abbiamo bisogno di tornare ai miti: l’anima se ne alimenta, e oggi sono pochissimi gli scrittori che, al di là del fatto di scrivere bene, o in modo intelligente, danno ai loro lettori quello di cui la loro anima ha bisogno per sentirsi viva.

di Pablo d’Ors

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08 dicembre 2019

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