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Nel mondo in cerca della vita

· Mostra fotografica del National Geographic al Palazzo delle Esposizioni di Roma ·

Una scena semplice, di quotidiana vita domestica all’interno di una casa di Layka, nella regione cinese di Xinjiang: una famiglia aigura riunita per il pasto; la mamma sistema il figlioletto al piccolo desco, il padre — gambe incrociate sul tappeto e un piatto tra le mani — scambia un sorriso con un anziano seduto di fronte, il tutto in un clima che si intuisce di grande serenità. È la foto, dai colori intensi e una luce quasi caravaggesca, scattata da Caroline Drake, scelta come immagine principale per illustrare il tema «amore», che con gli altri tre «lavoro», «pace» e «salute», fa da filo conduttore della mostra fotografica «Il senso della vita» organizzata da National Geographic Italia negli spazi del Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Un tema ambizioso, quello scelto per la quinta edizione di un appuntamento ormai annuale, e che prosegue un percorso che finora ha consentito di investigare, attraverso lo sguardo sensibile e attento dei fotografi della prestigiosa National Geographic Society, la realtà che ci circonda, in un viaggio affascinante alla scoperta del pianeta Terra, dei suoi abitanti, dei suoi colori, delle sue bellezze, delle sue risorse, nonché dei pericoli che lo minacciano. Ma, a differenza delle precedenti esposizioni, anch’esse curate da Guglielmo Pepe, quella in corso fino al 13 maggio mette in secondo piano l’aspetto più prettamente fotografico, ovvero l’attenzione prioritaria alla plasticità formale e alla oggettiva bellezza dell’immagine, per puntare maggiormente sui contenuti.

Non che in precedenza questo aspetto fosse trascurato, visto che l’accuratezza delle fotografie è da sempre il marchio di qualità della storica rivista americana che nel 2013 celebrerà il 125° di fondazione; era solo meno enfatizzato. Ma stavolta è sostanzialmente sull’uomo che si punta, anche se non mancano scatti che mostrano animali e ambiente. Così nella scelta delle immagini — ottanta, firmate da quarantacinque fotografi, di cui dodici donne — si è cercato di dare priorità a quelle che facessero emergere con immediatezza una riflessione sul senso della vita, concetto complesso, ricco di sfaccettature, nel quale tuttavia il curatore ha rintracciato i quattro valori ritenuti universali, capaci di racchiudere l’esperienza umana.

Il viaggio s’inizia dall’«amore», raccontato dai fotografi della Society in tutte le sue declinazioni: dalle effusioni di due adolescenti al tenero bacio di due anziani, dall’abbraccio di un padre e di una madre ai figli alla cura verso una persona ammalata; senza dimenticare il rapporto che lega uomini e animali, e questi tra loro, talora in tratti inconsueti, come mostra Norbert Rosing che ha colto le coccole tra un orso bianco e un husky sulle distese innevate della regione di Manitoba, in Canada.

Il lavoro è tratteggiato nella dimensione collettiva e individuale, in contesti che a volte emanano il sapore antico della manualità pura e dura, segnata da fatica e sudore, ma che in altri appaiono più asettici e freddi, facilitati dalla tecnologia moderna. In ogni caso lo sguardo dei fotografi è rispettoso, attento a mostrare tutta la dignità con la quale uomini e donne, bambini e anziani di ogni continente, affrontano il lavoro, anche quando questo si trasforma in una quotidiana lotta per sopravvivere. Una dignità che emerge con particolare forza dalla foto di Randy Olson in cui un gruppo di donne, in compagnia dei figlioletti, sono ritratte mentre spaccano pietre da utilizzare come materiale da costruzione in un sobborgo di Kampala, in Uganda.

«La pace — scrive Pepe nell’introduzione al catalogo della mostra (Roma, Gruppo Editoriale L’Espresso, 2012, pagine 120, euro 14,90) — l’abbiamo ricercata nelle immagini che ricordano la storia passata, e tragica, dell’umanità, come nei simboli pacifisti che accomunano miliardi di persone, nelle fotografie che documentano i conflitti di oggi, come in quelle che esaltano l’armonia della natura e desiderio di essere un tutt’uno con essa». Sono foto evocative di eventi nefasti (la bomba atomica su Hiroshima, la Shoah, le guerre in Vietnam e Afghanistan, i conflitti nel Vicino Oriente) o pieni di speranza (la rivoluzione polacca sotto la bandiera di Solidarność, l’uscita dall’Apartheid in Sudafrica). Ma le più suggestive sono quelle che ritraggono cerimonie religiose, o, ancora di più, quelle che ispirano un sentimento di pace interiore, puntando sulla semplice contemplazione del creato. Come fa Fritz Hoffmann riprendendo un monaco buddista sotto un albero in fiore dopo una rara nevicata primaverile a Dengfeng, nella regione cinese dello Henan; o come mostra Taylor S. Kennedy, cogliendo una donna che da un’altura ammira in silenzio la bellezza del deserto, nel territorio egiziano del Sahara occidentale.

Infine la salute, ovvero la precondizione affinché gli altri valori possano avere un senso pieno. Le foto di questa sezione illustrano la legittima domanda di benessere che sale da ogni uomo in ogni angolo del pianeta. Ma sono anche una drammatica e inquietante finestra sul grave deficit di salute che pesa sull’esistenza di milioni e milioni di persone. Deficit che passa dalla carenza o assenza di presidi sanitari e medicine, dalla scarsità di acqua e di cibo. Foto che mettono in rilievo il contrasto tra l’ostentata opulenza del nord, che combatte contro l’obesità, e la devastante denutrizione di migliaia di bambini del sud del mondo; tra la più moderna tecnologia al servizio della medicina nei Paesi ricchi e la sconcertante irrisorietà dei mezzi a disposizione dei medici in quelli poveri. Perciò le immagini della sezione — come le donne di Marsabit, in Kenya, che attingono acqua dallo stesso abbeveratoio da cui bevono un asino e una mucca, ritratte da Lynn Johnson; o il bambino pesantemente segnato dalla fame nel campo profughi di Rangpur, in Bangladesh, colto dall’obiettivo di Steve Raymer — sono l’ennesima, inequivocabile denuncia dell’insostenibile divario che divide ancora gli abitanti del pianeta.

Le ottanta foto della rassegna (visibili in rete sul sito www.larepubblica.it) vogliono, dunque, anche far riflettere il visitatore invitandolo a dare la sua personale risposta alla domanda su quale sia «il senso della vita».

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15 dicembre 2019

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