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Per i migranti imbarcazioni sempre più piccole

· Altri corpi senza vita al largo della Grecia mentre si discute sul ruolo delle ong ·

 I corpi senza vita di 15 migranti sono stati recuperati oggi nel Mar Egeo, davanti alle coste dell’isola di Lesbo. Le notizie della guardia costiera greca parlano di almeno quattro donne e un bambino. Una donna incinta è stata invece tratta in salvo mentre sono in corso le ricerche per trovare eventuali dispersi nel naufragio.

Intanto in Italia non si placano le polemiche sulla questione dei presunti contatti tra alcune ong e gruppi di scafisti, contatti su cui stanno indagando tre procure siciliane. Il sospetto è che le navi delle organizzazioni non governative vengano utilizzate come una sorta di taxi dai trafficanti di esseri umani.

Il ministro dell’interno, Marco Minniti, fa sapere che il Viminale segue da vicino la questione. Dal momento che oltre all’emergenza del traffico di esseri umani c’è sempre l’insidia dell’allarme terrorismo, all’attività delle procure si aggiunge quella sotterranea dell’intelligence. All’origine della preoccupazione del governo di Roma sul reale compito di alcune organizzazioni non governative c’è il sospetto che la rotta verso le coste italiane sia incoraggiata rispetto all’ipotesi di approdo sulle coste di Malta o della Tunisia.

Le ong parlano di cambiamenti significativi nelle dinamiche di gestione dei flussi da parte della criminalità. Sembra che non ci siano più scafisti ad accompagnare i migranti, che vengono caricati su imbarcazioni sempre più piccole, affollate e insicure, in grado di rimanere a galla solo poche miglia. Il timone viene affidato a uno o due migranti: in alcuni casi vengono costretti, in altri casi è il loro modo per pagarsi il viaggio. Le ong, che respingono i sospetti di contatti diretti con i trafficanti libici, sostengono che «per salvare le persone così imbarcate bisogna stare per forza ai limiti delle acque territoriali». 

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25 giugno 2018

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