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Quando il libro
divenne portatile

· ​Una mostra ricorda Aldo Manuzio umanista ed editore nel quinto centenario della morte ·

«Aldo a tutti gli studiosi. Voi vedete quanto corrette e in che veste appaiano qui edite le Bucoliche, le Georgiche e l’Eneide di Publio Virgilio Marone. Gli altri versi che il poeta compose a scopo di esercizio, come pure le poesie oscene che gli vengono attribuite, non abbiamo reputato che meritassero d’essere inclusi in questo volumetto. Abbiamo in progetto di pubblicare in seguito con identici caratteri tutti gli autori più importanti».

Santa Caterina da Siena «Epistole devotissime»  (Venezia, Aldo Manuzio, 1500,  oggi a Windsor, The Provost and Fellows of Eton College)

Come in questa introduzione alle Opere di Virgilio, il programma di Aldo Manuzio si condensava nei testi con cui corredava le sue edizioni, con la giusta dose di estetico e pragmatico che ne decretò il successo. Scopo della mostra veneziana in corso (Aldo Manuzio. Il rinascimento di Venezia, a cura di Guido Beltramini, Davide Gasparotto, Giulio Manieri Elia, Gallerie dell’Accademia fino al 19 giugno 2016) è porlo nuovamente in dialogo con il contesto, riattualizzando le interazioni al cuore della sua intuizione.

Aldo non era un “nativo”, come non lo era la maggior parte dei personaggi e delle realtà con cui entrò in contatto a Venezia. Ma fu nel generoso e stimolante ambiente veneziano che la sua officina culturale, basata sulla nuova tecnologia della stampa a caratteri mobili, poté essere accolta e rilanciata in Europa e oltre.

Nato nel Lazio a Bassiano, coetaneo della nuova tecnologia che sarebbe divenuta la sua professione, studiò il latino a Roma e il greco a Ferrara, insegnò a Carpi e Mirandola in contatto con corti e intellettuali, e a Venezia giunse intorno al 1490 dopo i quarant’anni, con un bagaglio filologico e pedagogico e il sogno di «arricchire il canone sul quale sviluppare un progetto educativo capace di tenere insieme nobiltà ideale e concretezza di riferimenti testuali». Lo scrive in una ricca introduzione al Catalogo (Venezia, Marsilio, 2016, pp. 374, disponibile in italiano e in inglese) Cesare De Michelis, presidente del comitato scientifico della mostra e del Comitato regionale per il V centenario della morte di Aldo (avvenuta a Venezia nel 1515).

«L’umanesimo veneziano sin da subito si distinse per l’attenzione parallela al mondo greco e latino e ai valori spirituali e civili, ben al di là di qualsiasi individualismo cortigiano indifferente alle sorti collettive». Il rapporto fu segnato da alti e bassi e Aldo continuò a sognare il nord (come osservava Dionisotti), ma l’incontro fu risolutivo: «senza l’intelligenza inventiva dell’uno l’editoria veneziana non avrebbe mai conquistato con tanta rapidità e autorevolezza il suo primato europeo, ma in nessun altro luogo del mondo il suo progetto sarebbe cresciuto tanto in fretta e avrebbe trovato le strade e le carovane già pronte per diffondersi ovunque».

Dopo Costantinopoli, il mondo greco era rifluito tra Firenze e Venezia; ne è emblema la biblioteca del cardinale Bessarione, primo nucleo della Marciana (in mostra il suo Reliquiario della Vera Croce). Aldo si associa con Andrea Torresani, editore esperto (e più tardi suo suocero) con il programma di rendere disponibili a stampa i classici greci e latini (senza subordinare quelli a questi) e le grammatiche e i canoni, con appositi «tipi» per il greco. Il logo è un delfino avvolto a un’ancora, tratto da una moneta della Roma imperiale donatagli da Pietro Bembo e destinato più tardi a far vibrare le corde di Melville. Vi si associa il motto – parimenti ossimoro – Festina lente, risalente a Svetonio e al tramite di Erasmo, a sua volta legatissimo ad Aldo e all’ambiente veneziano. Altro emblema di questa rete di relazioni è la presenza di Manuzio alla prolusione sugli Elementa di Euclide tenuta da Luca Pacioli l’11 agosto del 1508 nella chiesa di San Bartolomeo a Rialto, dove da poco era stata installata la Festa del Rosario di Dürer – in mostra il Ritratto di Luca Pacioli e Guidubaldo da Montefeltro attribuito dubitativamente a Jacometto Veneziano (1495).

Il primo catalogo aldino comprendeva solo classici greci; poi si allargò ai testi latini, ebraici e italiani. «Era davvero, nella sua varietà poliglotta, tutta la cultura dell’universo cristiano, ma non si può disconoscere che proprio il volgare nel suo catalogo si affermava, accanto al latino, come la lingua della contemporaneità e del moderno, e si affermava tale secondo il canone che intanto Pietro Bembo si studiava di imporre, eleggendo Dante e Petrarca a modello» (De Michelis).

La divina proportio aldina tra forma, materia e contenuti si traduce nelle scelte editoriali di un panorama, più saldato di quanto oggi si vuol credere, fra classicità e cristianità; ed è resa sulla pagina nella scelta degli specchi di stampa, dei caratteri e dei formati. Classici poetici e poi in prosa latini, greci e volgari divennero disponibili nel formato che oggi diciamo tascabile ma di cui allora si sottolineava la possibilità di essere tenuto in mano (enchiridion). Le prime grecizzanti prove del corsivo apparvero nell’immagine xilografica di santa Caterina da Siena con cui si apriva l’editio princeps dell’epistolario in volgare della santa, stampato dall’officina di Manuzio nel 1500 a cura del domenicano Bartolomeo da Alzano di Bergamo su incarico di Margherita Ugelheimer, ultima erede di uno dei maggiori gruppi editoriali di fine Quattrocento.

Se Venezia in quegli anni «era splendida e fragile, al culmine della propria gloria e sull’orlo di un baratro minaccioso» (a oriente la potenza turca, a occidente la Lega di Cambrai) tuttavia «non è un caso che nei ritratti più solenni di quei primi anni cinquecenteschi tra le mani dei gentiluomini si trovino più libri che armi» (come testimonia una apposita sezione della mostra).

L’esposizione segna il rilancio delle Gallerie dell’Accademia, in quello che storicamente era il complesso della chiesa di Santa Maria della Carità, sostenuto nei suoi compiti di mutuo soccorso e assistenza ai poveri dal veneziano Papa Eugenio IV e dagli investimenti oculati della Repubblica e dei confratelli. È stato sottolineato che la generosità dei donors che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento ripropone l’intreccio (cui Manuzio non cessa di alludere nel nutrito carteggio) fra cultura, mecenatismo e imprenditoria. Altri segnali sono la riapertura di molte sale e l’inserimento di imprenditori umanisti come Federica Olivares nel consiglio di amministrazione.

Per tutto il corso della mostra sono previsti conferenze e attività didattiche gratuite per le famiglie, cui è indirizzata tra l’altro una rivisitazione tutt’altro che banale della vicenda aldina: Zio Paperone e i libri segreti di Paperus Picuzio, apparsa il 19 aprile 2016 sul periodico Topolino (n. 3151) con soggetto e sceneggiatura di Alessandro Sisti e disegni di Valerio Held.

Isabella Farinelli

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24 agosto 2019

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