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Nel cuore della santità cilena

· Prosegue la visita ufficiale del cardinale Tarcisio Bertone nel Paese latinoamericano ·

L'esemplarità delle grandi figure ecclesiali cilene è stata riproposta dal cardinale Tarcisio Bertone, nella quinta giornata trascorsa nel Paese. Il segretario di Stato infatti, sabato 10 aprile, ha visitato in mattinata il santuario di Santa Teresa delle Ande e, nel pomeriggio, quello di Sant'Alberto Hurtado.

In entrambe le occasioni il porporato ha voluto attualizzare il messaggio dei grandi santi cileni in un momento particolarmente difficile della vita del Paese, a causa del terribile terremoto del febbraio scorso, ma anche per il protrarsi di alcune questioni che ne hanno caratterizzato le vicende in questo ultimo scorcio di tempo. Naturalmente la santità di questi testimoni è stata offerta come modello di vita innanzitutto ai cristiani, a cominciare da sacerdoti e religiosi. Opportuno in questo senso l'incontro pomeridiano con i membri delle società di vita consacrata e con i superiori e le superiore maggiori del Paese nel santuario di Santiago dedicato ad Alberto Hurtado «il cui sacerdozio — ha detto nell'omelia della messa celebrata nel tempio votivo — si trasforma in un modello per vivere la fede in questo momento della storia durante il quale il Cile celebra il suo bicentenario». Effettivamente sant'Alberto è giunto all'incontro personale con il Signore «attraverso una vita non sempre facile — ha ricordato il porporato — a causa della perdita prematura del padre, delle ristrettezze economiche della sua famiglia e a causa della sofferenza per l'incomprensione del suo ministero da parte di molti suoi coetanei i quali non seppero valorizzare l'ardore che la sua vita cercava di risvegliare nei giovani. Nonostante tutto egli continuò a pregare, a predicare sorridendo e a rendere concreta l'enorme creatività che Dio risvegliava nel suo cuore di credente».

Dunque egli è stato un modello per tutti «ma lo è in modo speciale per quelli che sono chiamati al ministero sacerdotale e alla vita consacrata». Il cardinale ha poi allargato il discorso anche agli altri grandi santi della Chiesa mettendone in rilievo le caratteristiche che accomunano la loro testimonianza a quella di sant'Alberto: soprattutto l'intensità dell'amore a Dio e agli uomini, la profondità della preghiera, l'attenzione ai poveri.

«Potremmo continuare ancora — ha concluso il cardinale Bertone — ma l'importante è domandarsi: forse non sono questi i tratti che devono caratterizzare un buon sacerdote nel momento attuale? Certamente, sono tratti che vorremmo sottolineare in un buon pastore in questo Anno sacerdotale. Ma anche qualità proprie di ogni discepolo e missionario di Cristo, che la figura di padre Hurtado propone a tutti con vigore, affinché vivano con entusiasmo il proprio impegno cristiano. È una proposta molto attuale, in un'epoca in cui alcuni credono che la fede non produca risposte vitali o non riescono a vedere cosa ha a che vedere con il Signore Dio nella vita pubblica di un popolo. Che l'esempio di padre Hurtado, con quella fede tanto salda che lo ha portato a intraprendere tante iniziative senza scoraggiarsi e senza temere le difficoltà, illumini anche oggi i cileni nei compiti di ricostruzione, dopo la grave situazione creata dal terribile movimento sismico che ha colpito di recente questa amata terra».

«Dobbiamo rendere grazie a Dio — ha aggiunto — per il tesoro di avere un santuario nella città, dove in mezzo al trambusto e al viavai della vita moderna, può nascere la preghiera, invocando la presenza viva del Signore per ognuno dei suoi abitanti, per ognuna delle sue famiglie. Un luogo dove quanti cercano Dio possono trovare un momento di conforto e che è diventato un centro emblematico di solidarietà per il Paese. In esso, tutti possono riconoscere che sant'Alberto Hurtado è un Padre per il Cile, un Padre per i fedeli e per i cittadini. Così lo vediamo in questo bicentenario del Cile».

Anche durante la visita compiuta in mattinata ad Auco, nel santuario dedicato a Teresa delle Ande, il cardinale aveva riproposto l'attualità del messaggio dei santi cileni. Rivolgendosi alla comunità locale, dopo aver ancora una volta assicurato la vicinanza spirituale del Papa a quanti ancora oggi soffrono le conseguenze del terremoto, e riferendosi alla devozione del popolo cileno per la piccola santa delle Ande, ha confidato che Benedetto XVI «apre il suo cuore a questo Paese, ogni volta che passa davanti alla statua di santa Teresa delle Ande, collocata sulla facciata esterna della basilica di San Pietro, e in lei contempla proprio il grande frutto della santità nato in queste terre».

Dopo aver rimarcato la grande devozione che guida migliaia di fedeli «sul cammino di santità che si dipana tra Chacabuco e le Ande» attraverso le terre che videro «l'allegra fanciullezza di Juanita», il cardinale si è posto una domanda: «Cosa hanno visto in questa figura i cileni, che non finiscono mai di visitare questo santuario? Perché santa Teresina attira tanta gente e molti giovani la sentono come propria? La risposta la dà lei stessa, con i suoi scritti e con la sua stessa vita: conobbe l'amore infinito del Signore, e si legò con tutta la sua anima a lui». La sua è stata una testimonianza che «un cuore limpido, che non si accontenta delle banalità o di certe soddisfazioni momentanee, può comprendere molto bene. Talvolta lo capiscono soprattutto i giovani che sono alla costante ricerca di ciò che è autentico e di ciò su cui vale veramente la pena progettare la propria vita».

«Santa Teresina — ha proseguito il cardinale Bertone — ci insegna che questo tipo di amore non ci allontana dalla vita quotidiana, anzi la illumina e la rende più grande». Prima di congedarsi il cardinale ha rivolto particolari espressioni augurali alle suore della comunità delle carmelitane scalze «che ha visto fiorire nel suo seno questa gioia di santità e può contare su un chiaro esempio di totale consacrazione a Dio, che vale più di ogni altra cosa», e alle carmelitane missionarie teresiane «che con la loro particolare cura del santuario aiutano i pellegrini e i fedeli più devoti a scoprire il tesoro della santità che qui si custodisce». Un pensiero infine il segretario di Stato lo ha riservato ai padri carmelitani «testimoni del torrente di grazia che il Signore ha voluto dispensare in questo singolare tempio».

La visita del cardinale proseguirà, domenica 11, con la partecipazione a due eventi significativi nell'arcidiocesi di Santiago: il «Quasimodo», un antico rituale eucaristico risalente al XVI secolo e, nel pomeriggio, la messa in cattedrale con tutti i presuli della Conferenza episcopale cilena. Durante la celebrazione il porporato consegnerà al popolo e alla Chiesa in Cile la statua della Madonna del Carmine, patrona della nazione.

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